Castiglione in Teverina – (s.m.) – Due anni e sette mesi.
Si chiude col patteggiamento la vicenda del carabiniere arrestato per presunti abusi sessuali su un ragazzo, dentro la caserma di Castiglione in Teverina.
L’arresto del brigadiere G.O. fece rumore ad agosto dell’anno scorso: i colleghi dell’Arma gli notificarono l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari del gip di Viterbo. Non solo violenza sessuale, ma anche stalking, abuso d’ufficio e armi detenute illegalmente.
La denuncia era arrivata da un ventenne conosciuto dal brigadiere per motivi di lavoro. Rivoltosi ai colleghi del militare, raccontò di aver ricevuto una valanga di telefonate e sms con richieste di incontri.
G.O. gli avrebbe inviato a casa convocazioni ufficiali in caserma, con pretesti di vario genere e sempre e solo professionali. In realtà lo scopo sarebbe stato abusare del ragazzo: violenze avvenute almeno in un episodio dentro le camerate della caserma di Castiglione in Teverina, dove il brigadiere lavorava, secondo il racconto della presunta vittima.
Il pm Franco Pacifici gli ha contestato l’abuso d’ufficio per l’uso strumentale della divisa, allo scopo di incutere ancora più timore nel ragazzo, con quegli ordini perentori di presentarsi in caserma. Addebiti che il carabiniere, assistito dall’avvocato Angelo Di Silvio, respinse con forza all’interrogatorio di garanzia. Soprattutto quello di violenza sessuale.
La richiesta di patteggiamento gli ha permesso di tornare libero: per quelle accuse così gravi, G.O., sposato e con figli, era agli arresti domiciliari dal primo agosto. Solo a novembre è potuto tornare a uscire di casa.
Non tornerà al lavoro: ha raggiunto l’età pensionabile. Probabilmente sconterà la pena facendo lavori di pubblica utilità.
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