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Viterbo - Resta in piedi l'associazione a delinquere

Processo Leporatti, crolla metà delle accuse

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I fratelli Leonardo e Matteo Leporatti

I fratelli Leonardo e Matteo Leporatti 

Viterbo – Crolla metà delle accuse.

Prima udienza con colpo di scena per il processo ai fratelli Matteo e Leonardo Leporatti, imprenditori viterbesi nel ramo automobilistico.

Il tribunale di Viterbo ha azzerato quasi la metà delle accuse per un vizio di forma, in base al quale l’avvocato Giuseppe Sinatra e gli altri difensori hanno chiesto il proscioglimento immediato. Un’irregolarità nelle denunce sporte all’autorità giudiziaria che ha travolto mezzo processo, spazzando via 8 capi di imputazione su 20, ma non l’accusa più pesante: associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’appropriazione indebita, rivolta anche al padre Corrado Leporatti e ai due collaboratori Domenico Manzotti e Andrea Melito.

I raggiri ipotizzati dall’accusa (pm Fabrizio Tucci) risalgono a un periodo compreso tra dicembre 2009 e ottobre 2012. I Leporatti si sarebbero appropriati di più automobili di proprietà di società di leasing senza mai restituirle, anzi, vendendole a ignari acquirenti e ignorando i continui reclami dei proprietari. Risultato? Uno stillicidio di presunte truffe e appropriazioni indebite, rappresentate dai vantaggi di cui gli imputati avrebbero beneficiato impossessandosi di auto altrui e dai profitti delle vendite.

L’importo delle presunte truffe si aggira intorno ai 300mila euro. Un importo ridotto, dopo le accuse azzerate ieri.

I Leporatti non sono nuovi a questo tipo di contestazioni. Dagli ultimi processi a loro carico sono usciti assolti: sia per le vicende riguardanti una presunta frode carosello per venti milioni di euro, sia dalla stessa accusa di associazione a delinquere che gli viene rivolta oggi, anche se in una declinazione diversa. 

Nel vecchio processo, l’associazione a delinquere era finalizzata alla frode carosello. Ovvero all’evasione fiscale attraverso il meccanismo dell’interposizione di una società fittizia, chiamata “cartiera”, tra il rivenditore estero e il concessionario acquirente, col doppio vantaggio da un lato di non versare l’€™Iva e dividere l’€™importo tra cartiera e acquirente, dall’altro di abbattere i prezzi delle auto grazie all’omesso versamento e polverizzare la concorrenza.

Assolti in entrambi i vecchi processi, uno dei quali andato avanti per dieci anni. Il nuovo continua a marzo 2017.


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4 maggio, 2016

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