Viterbo – Due Ferrari, una delle quali spider. Un fuoristrada Land Rover Defender. Una potente Audi R8. Una Bmw M3. Un Mercedes Coupè. Casualmente, anche una Opel Astra usata del valore di appena 6mila euro. Per il resto tutte supercar. Da decine di migliaia di euro. Affidate in conto vendita o comprate da ignari acquirenti che, oltre a rimetterci quattrini, hanno rischiato di venire denunciati dai legittimi proprietari.
La Bmw – tanto per dirne una – valeva 43mila euro ed è finita non si sa come in Calabria, nelle mani di un pluripregiudicato di Vibo Valentia.
E’ la girandola di auto di lusso protagoniste del processo per truffa, appropriazione indebita e associazione per delinquere (finalizzata alla frode commerciale e fiscale) ai fratelli Matteo e Leonardo Leporatti, al padre Corrado e ai i collaboratori Domenico Manzotti e Andrea Melito. Tre le parti civili.
Al centro delle indagini di polstrada e guardia di finanza, coordinate dal pm Fabrizio Tucci, una decina di supercar intestate a società di leasing che, tra il 20o9 e il 2012, gli imputati avrebbero venduto a ignari clienti dell’autosalone. Gli investigatori l’hanno chiamata operazione “Game over”, per dire che il gioco era finito.
L’inchiesta, come ha spiegato ieri un maresciallo del nucleo di polizia tributaria della finanza, ha preso spunto da una ventina di diversi procedimenti penali fino a quel momento separati.Davanti al collegio anche tre vittime. Tra i difensori gli avvocati Franco Fiorani e Cesare Gai del foro di Roma.
Ci ha rimesso migliaia di euro il titolare di una concessionaria di Roma. Aveva affidato in conto esposizione ai Leporatti la Bmw e l’Opel Astra. “Mi sono fidato. Valevano complessivamente 48mila euro – ha spiegato – era il 2011, la Bmw l’ho rivista nel 2013 quando, dopo mille traversie, l’hanno ritrovata a Saint-Étienne, in Francia, rubata e col telaio contraffatto. La Opel Astra me l’hanno ridata perchè il compratore l’aveva restituita ai Leporatti, non riuscendo ad avere il passaggio di proprietà. Quello che ho avuto dai Leporatti sono 2mila euro in contanti, un assegno da 5mila euro, e due assegni scoperti da 21mila euro ciascuno”. E la paura di finire in qualche guaio più grande di lui: “Quando ho saputo che la stradale aveva fermato in Calabria un pluripregiudicato dei peggiori con la mia Bmw coi documenti falsi, mi sono preoccupato”.
Tra le vittime, un cliente dei Leporatti che, a detta sua, ci avrebbe rimesso 80mila euro. “Ho dato indietro la mia auto e versato una caparra di 8mila euro per un Mercedes Coupé da 60mila euro – ha spiegato – mi hanno detto che un medico viterbese lo aveva restituito alla concessionaria per liberarsi del leasing. Dopo otto mesi di rate pagate e di inutili tentativi di avere il certificato di proprietà, l’ho dovuta restituire al medico, che minacciava di denunciarmi. I Leporatti mi hanno proposto in cambio una Audi potentissima e bellissima, ma non l’ho voluta. Mi è bastato l’affare fatto… ho perso la mia prima macchina e la caparra“.
Più curioso ancora l’impiccio capitato a un investigatore privato, venuto apposta da Lugano. “Ho dato indietro una Volvo, poi venduta per 23mila euro, e preso in permuta una Ford Fiesta con la guida automatica da 11mila euro per la mia compagna – ha spiegato – era il 2011 e dai Leporatti dovevo avere un resto di 12mila euro. Ma, oltre a faticare per avere i miei soldi, ho scoperto che la Fiesta non sarebbe mai diventata mia. Era di un autosalone di Arezzo, che minacciava di denunciare me se non gli fosse stata restituita. Io, facendo l’investigatore privato, non volevo e non potevo avere grane, per cui ho chiuso la vicenda ridandola ai Leporatti. Alla fine, ci ho rimesso 2mila euro. Ho ancora la cambiale”.
Ritmi serrati per il processo. Si torna in aula il 9 maggio.
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