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Caffeina Polis - Fioroni e Gotor (Pd) sui misteri della morte dello statista democristiano

“Moro non è morto come ce l’hanno raccontato”

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Viterbo - Caffeina Polis - Giuseppe Fioroni e Giovanni Masotti

Viterbo – Caffeina Polis – Giuseppe Fioroni e Giovanni Masotti

Viterbo - Caffeina Polis - Giuseppe Fioroni, Giovanni Masotti e Miguel Gotor

Viterbo – Caffeina Polis – Giuseppe Fioroni, Giovanni Masotti e Miguel Gotor

Viterbo - Caffeina Polis - Giuseppe Fioroni

Viterbo – Caffeina Polis – Giuseppe Fioroni

Viterbo - Caffeina Polis - Giuseppe Fioroni, Giovanni Masotti e Miguel Gotor

Viterbo – Caffeina Polis – Giuseppe Fioroni, Giovanni Masotti e Miguel Gotor

Viterbo - Caffeina Polis - Giuseppe Fioroni e Giovanni Masotti

Viterbo – Caffeina Polis – Giuseppe Fioroni e Giovanni Masotti

Viterbo - Caffeina Polis - Giuseppe Fioroni

Viterbo – Caffeina Polis – Giuseppe Fioroni

Viterbo - Caffeina Polis - Giuseppe Fioroni, Giovanni Masotti e Miguel Gotor

Viterbo – Caffeina Polis – Giuseppe Fioroni, Giovanni Masotti e Miguel Gotor

Viterbo - Caffeina Polis - Miguel Gotor

Viterbo – Caffeina Polis – Miguel Gotor

Viterbo – (g.f.) – “Aldo Moro non è morto come ce lo hanno raccontato”.

In sala Regia a palazzo dei Priori, Caffeina Polis accende un faro sui tanti misteri che ancora avvolgono la morte dello statista democristiano.

Giuseppe Fioroni, presidente della commissione d’inchiesta parlamentare appositamente istituita e Miguel Gotor provano a fare un po’ di luce. Da quando l’organismo è all’opera, sono emersi dettagli interessanti.

“Aldo Moro – spiega Fioroni – non è morto come ce lo hanno raccontato e non era nel covo che sappiamo. Ce lo avranno portato”.

A mediare l’incontro, Giovanni Masotti, giornalista Rai e responsabile Caffeina polis.

“Stanno emergendo – sottolinea Masotti – elementi inquietanti, messi in fila uno dietro l’altro. Dopo 38 anni, la verità è ancora conosciuta solo a brandelli e i terribili 55 giorni della Repubblica Italiana sono ancora in larga parte un mistero”.

Entro dicembre la commissione dovrebbe mettere insieme tutti pezzi del puzzle. Non sono escluse sorprese clamorose. Attraverso cinque relazioni, pronte entro fine legislatura.

“Non è scioccante – sottolinea Fioroni – apprendere che Moro non l’hanno rapito o ucciso le Brigate rosse. Il problema è che attorno a chi lo ha fatto, si sono giocate un’infinità d’interessi che fanno parte del processo di tombamento di parti di verità”.

Fioroni ha maturato una convinzione sulle ragioni della morte.

“Muore per quello che aveva in testa e che avrebbe potuto fare. Levarlo di mezzo fa una favore a livello politico a tanti. Non è un caso che per la sua scomparsa, all’epoca non piangono alla Nato e nemmeno oltre cortina, non piangono gli israeliani e nemmeno i palestinesi”.

Mentre sulle ragioni che lo hanno spinto a volere la commissione d’inchiesta: “Perché 38 anni fa l’Italia avrebbe preso un’altra piega. Moro non voleva fare il compromesso storico, ma sbloccare la democrazia italiana, avendo rapporti più lineari nella politica estera, con Usa e Urss, meno condizionati.

Voleva allargare il consenso popolare e la base democratica, con l’alternanza dopo cinque anni di governo insieme. Alternanza sui progetti. Forse oggi non staremmo ancora in mezzo al guado”.

Un lungo periodo buio, e la parte finale del racconto come lo conosciamo, il ritrovamento del corpo all’interno della Renault 4, non è come molti se lo immaginano.

Così la pensa Gotor. “Le perizie sulla vettura ci faranno capire se le dinamiche raccontate sulla morte di Moro, quelle che abbiamo in testa anche per averle viste nei film durante gli anni, nascosto da una coperta e dentro un bagagliaio, siano corrette.

Secondo me il racconto è diverso, non corrisponde alla realtà dei fatti come la conosciamo”.

Il sequestro va separato dall’uccisione. “Sono due momenti diversi – insiste Gotor – non lo volevano uccidere il 16 maggio, altrimenti lo avrebbero fatto.

Ma sarebbe stato meno interessante, sarebbe stato un regicidio, l’uccisione del sovrano, come tanti altre che accompagnano la storia dell’umanità”.

Dal lavoro della commissione, Masotti lancia una proposta al sindaco Michelini: “Un convegno di livello, una giornata non solo per affrontare il caso Moro, ma anche per capire come sarebbero andati i fatti, la strada che la nostra Repubblica avrebbe preso se lo statista non fosse stato assassinato”.


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3 luglio, 2016

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