Viterbo – (g.f.) – C’è la piazza piena, ci sono cinquant’anni di musica, gli amici di sempre, c’è il ricordo in ogni parola, in ogni nota, di Pino Daniele e poi c’è il saluto, lieve, quasi sussurrato a Nadia Benedetti e a tutte le vittime della strage di Dacca.
C’è tutto questo a piazza san Lorenzo, perché soprattutto c’è lui, Tullio De Piscopo, monumento della musica italiana.
In due ore di concerto, un grande spettacolo di musica e di vita (multimedia: video – Tullio De Piscopo incanta Viterbo – slide).
Parlano le note, ma parla sopratutto lui. L’artista, l’uomo. Schietto. Si mette a nudo, fiero di non essere mai sceso a compromessi: “Perché io rispondo solo al mio pubblico”.
E l’energia, appena partono le note. Settant’anni che sembrano sette.
Accanto ha Tony Esposito, il pubblico impazzisce, si alza in piedi quando arriva Andamento Lento o Kalimba de luna.
La musica maestra di vita. Diverte, ma ti costringe anche a riflettere e solo un artista del suo calibro può riuscire a mettere insieme momenti di grande energia ad altri delicati, come il ricordo sentito, dell’imprenditrice viterbese morta a Dacca, Nadia Benedetti.
Dopo un brano particolare, che unisce i suoi ritmi alla musica classica. Non lo esegue spesso, ma stavolta c’era una ragione speciale.
“Questo brano era molto sentito, lo dedico a Nadia Benedetti. Insieme agli altri connazionali è stata uccisa barbaramente. Nadia Benedetti”.
De Piscopo sapeva che una delle vittime era di Viterbo e ha voluto ricordarla. Insieme al pubblico che si è alzato in piedi, applaudendo.
Poi ancora musica. E ancora ricordi. La famiglia, i figli: “E i miei nipotini che sono la mia forza, mi hanno salvato dai momenti difficili. Ma si superano questi momenti, basta sorridere. L’adrenalina, è importante. Allontana anche mali oscuri”. E le dure prove che si presentano. Come la scomparsa di un amico caro come Pino Daniele.
“Da gennaio a maggio, quando è scomparso, non ho fatto niente. Non mi trovato. Ancora oggi non mi trovo, era un punto di riferimento e lo ero, penso, anche io per lui.
Compravo una giacca e pensavo, chissà se piace a Pino”.
Gli ha dedicato una canzone. “Altri avevano scritto dediche assurde – dice De Piscopo – io ho scritto una dedica mia, intima: Destino e speranza. Di quell’ultimo viaggio da Grosseto a Roma, con Amanda che gli teneva la mano”. Scatta l’applauso.
“Contro il tempo non puoi lottare, ma puoi imparare soltanto ad amare”.
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