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Strage a Dacca - Il vescovo Fumagalli ai funerali di Nadia Benedetti - Corone del presidente della Repubblica Mattarella e del premier Renzi

“Una morte atroce e irrazionale”

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Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti alla Trinità

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti - La saracinesche abbassate

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti – Le saracinesche abbassate

Viterbo - I funerali di Nadia Benedetti - La saracinesche abbassate

Viterbo – I funerali di Nadia Benedetti – Le saracinesche abbassate

Viterbo – Silenzio. Una città si stringe attorno ai familiari e agli amici di Nadia Benedetti. Alla chiesa della Trinità i funerali dell’imprenditrice uccisa nell’attentato a Dacca (video – fotocronaca – slide).

Nella piazza, già prima delle dieci inizia ad arrivare gente. Vogliono mostrare la loro vicinanza, nel rispetto di un dolore che la famiglia ha scelto di vivere in modo riservato.

In silenzio, ma ci sono in tanti.

Fuori dalla chiesa, tra le corone, c’è anche quella della presidenza del consiglio dei ministri. Oggi è lutto cittadino a Viterbo. In centro, quando le campane della Trinità suonano a morto, diversi esercizi commerciali abbassano le saracinesche.

Mentre sul piazzale arrivano i parenti. Si abbracciano con chi li stava aspettando fuori dalla chiesa. Sono amici.

Poi entrano. Poco dopo, lungo la navata il passaggio del feretro di Nadia. Fin sotto l’altare.

A sinistra, una corona di fiori e due carabinieri in alta uniforme.  E’ del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Accanto a quella della presidenza del consiglio dei ministri.

La chiesa è piena. Ci sono autorità, ma in modo discreto, in forma privata. Il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, il prefetto Rita Piermatti e il questore Lorenzo Suraci. Arrivano anche rappresentanti dell’ambasciata del Bangladesh.

Il clima è di grande raccoglimento. Il dolore si legge nel volto di ciascuno dei presenti. E ognuno dei presenti si domanda il perché di una fine così tremenda.

Il pensiero di molti, il vescovo Lino Fumagalli, che officia il rito funebre, lo fa proprio e lo esterna: “Una domanda forte ci viene: perché tanta violenza, tanta feroce follia? La risposta è una sola, il nostro cuore si è indurito, è diventato di pietra.

Tanto da giustificare per i carnefici, violenza in nome della religione e un nuovo ordine mondiale. Ma nulla di buono, e lo gridiamo, può venire dalla violenza. Nessun valore o supposto tale può essere generato o nutrito dalla violenza. La condanniamo, qui, davanti al corpo mortale di Nadia”.

Nadia, cui vanno le preghiere. Per una fine tremenda. “Atroce, irrazionale, gratuita – dice il vescovo – lesiva della dignità di ogni persona umana.

Preghiamo per Nadia, unita a Cristo anche nella modalità della morte”.

Ancora più difficile da accettare la sua scomparsa, pensando a come l’imprenditrice ha vissuto. “Se un bicchiere d’acqua offerto nel nome del Signore ci apre le porte del paradiso, molto più l’attività di Nadia, che ha cercato di portare lavoro a centinaia di persone in un paese martoriato dalla povertà.
Questo potrà aprirle le porte del paradiso”.

A chi resta, il pensiero del vescovo. “La nostra preghiera è per la famiglia, la mamma già provata. Per il fratello, le nipoti, che ricordano Nadia con tanto entusiasmo e affetto. Tutti i familiari”.

La strada perché tragedie simili non accadano più è lunga, ma è possibile e nelle mani di ciascuno di noi.

“E’ necessaria una battaglia culturale, che porti avanti le ragioni della fratellanza e dello stare insieme. Una battaglia lunga. Ma la goccia spacca la pietra.

Se riusciamo tutti a portare una goccia d’amore, possiamo pensare a un futuro migliore. E sopratutto faremo in modo che il sacrificio di Nadia e delle altre vittime non sia stato vano.

Una goccia spacca la pietra”.


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8 luglio, 2016

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