Strage a Dacca - Nadia Benedetti - Al Corriere della sera il racconto di un suo amico imprenditore
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 Nadia Benedetti |
Viterbo – “Nadia aveva un sogno, comprare casa a Roma e trasferirsi nella capitale dopo tanti anni passati a lavorare all’estero”.
L’imprenditrice viterbese Nadia Benedetti, tra le vittime della strage a Dacca, qualche mese fa aveva visitato alcuni appartamenti nella capitale. Lo racconta al Corriere della Sera un suo amico, imprenditore ora in pensione. Si sarebbero dovuti vedere oggi.
“Le avevo mostrato case – spiega l’uomo al Corriere della Sera – in zona lungotevere Flaminio”. Non aveva ancora trovato la soluzione giusta, ma avrebbero dovuto rivedersi.
“Il Bangladesh era la sua vita, amava il suo popolo – ricorda ancora l’imprenditore in pensione – in quel paese ci stava così bene da regalare quote della sua società a tutto il management locale che amministra, 1800 dipendenti. Era un premio. Tutti le volevano bene”.
Una vita serena e appagante, con un solo cruccio: “Non essere riuscita a mettere su famiglia – dice ancora l’imprenditore al Corriere – ha sempre lavorato tantissimo in giro per il mondo, per conto d’importanti aziende americane ed europee”. Nel settore tessile.
“Il Bangladesh era al centro della sua vita, ma per lei tornare a Viterbo era sempre una festa”.
A Dacca non aveva paura: “Faceva la vita che fanno gli italiani – continua il racconto al Corriere della Sera – non aveva paura perché fino a poco tempo fa il paese era sicuro.
La sera non c’è molto da fare, alcolici in giro non si possono vendere, e così per bere una birra insieme, andavamo tutti all’International Club, all’American o al Dutch Club.
Quattro chiacchiere, si gioca anche a tennis. Nadia ci veniva spesso. Come al ristorante dell’attentato, l’Holey Artisan Bakery”.
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