Viterbo – Un solo pugno e ottanta giorni di prognosi: nell’estate 2012 un diciottenne è finito in ospedale con la mandibola completamente spaccata.
A processo, per quell’aggressione a una festa del liceo di fine anno, è finito Sabato Battaglia. Lo stesso che a luglio scorso è stato condannato a 12 anni per aver ucciso, sempre a pugni, un uomo alla rotatoria del Riello.
Ieri, in aula, il racconto della vittima dell’aggressione del 10 giugno 2012. Il giovane, oggi 23enne, si è costituito parte civile al processo. “Erano da poco passate le tre di notte – racconta la vittima al giudice Silvia Mattei – e mi trovavo con un amico fuori un locale in zona valle Faul, dove c’era il party di fine anno scolastico. A un certo punto arrivano tre ragazzi, tra cui Sabato Battaglia, che chiedono al mio amico di allontanarsi per andare a fare quattro chiacchiere. Iniziano a parlare, ma poco dopo arrivano le prime spinte. Poi i calci all’altezza del bacino, e il mio amico che si china per pararsi”.
Visto il compagno in difficoltà, la vittima interviene per difenderlo. Fa appena in tempo a dire “Basta, lasciatelo stare” che gli arriva un cazzotto in pieno volto. “Il pugno – continua il giovane – mi ha massacrato la mandibola e scaraventato contro un muro. Impaurito e dolorante sono scappato, per poi finire in ospedale”.
Mandibola completamente spaccata, l’esito della lastra. Poi l’operazione per impiantare una placca in titanio e trenta giorni di prognosi. Diventati ottanta, perché la frattura non riesce a sanarsi. “Ancora oggi – sottolinea la vittima -, a quattro anni di distanza, non ho ancora recuperato la totale sensibilità della mandibola”.
Battaglia è finito a giudizio per lesioni gravi, ma dalla sua ha che l’aggressore ha colpito alle spalle. “Non so dire chi mi abbia sferrato il pugno – dice il giovane -. So solo che il giorno dopo il nome di Sabato Battaglia era sulla bocca di tutti. ‘Ti ha colpito lui’, mi dicevano gli amici”.
La difesa potrebbe puntare proprio su questo elemento per mettere in dubbio le accuse o proporre un’assoluzione per insufficienza di prove. Molto dipenderà dai racconti dei testimoni oculari, che verranno ascoltati dal giudice il prossimo novembre. Tra questi, anche il giovane messo all’angolo e poi preso a calci.
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