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Operazione Cashier's check - Interrogatori di garanzia per tutti gli arrestati - Un napoletano, il romano e la donna rispondono alle domande

Assegni rubati, scena muta dei viterbesi davanti al gip

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Operazione Cashier's check - Giuseppe Salustro

Operazione Cashier’s check – Giuseppe Salustro

 

Operazione Cashier's check - Marco Antonio Carriere

Operazione Cashier’s check – Marco Antonio Carriere

Operazione Cashier's check - Gli arresti
Operazione Cashier’s check – Gli arresti

Operazione Cashier's check - Gli arresti

Operazione Cashier’s check – Gli arresti

Viterbo – (sil.co.) – Banda degli assegni rubati, scena muta in carcere. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i due viterbesi arrestati il 22 febbraio dai carabinieri con l’accusa di ricettazione, riciclaggio e associazione per delinquere assieme a un romano e tre napoletani. Ieri in mattinata l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Mammagialla, da parte del gip Stefano Pepe.

Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro, 26 e 30 anni, hanno preferito per il momento evitare di rispondere alle domande del magistrato che ha accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere del pm Massimiliano Siddi.

Carriere e Salustro sarebbero i referenti su Viterbo dei vertici dell’organizzazione. Al secondo livello, avrebbero reclutato le 15 presunte teste di legno a livello locale cui far aprire conti correnti in banca e intestare gli assegni rubati da porre all’incasso. La coppia si sarebbe trattenuta il 25 per cento, il 10 per cento sarebbe andato ai prestanome. Tra loro il 24enne i cui versamenti anomali sul conto corrente hanno insospettito il padre, facendo scattare nel gennaio 2016 la denuncia che ha dato il via alle indagini. E la donna picchiata perché avrebbe tentato di tenersi il denaro.

Giornata di interrogatori anche per gli altri quattro arrestati, tre a Napoli e uno a Roma. 

Si sarebbe lasciata interrogare, ma avrebbe detto di non conoscere gli altri arrestati, la 30enne Immacolata Norato. Si tratta dell’unica donna dei sei per cui sono state disposte misure di custodia cautelare, nel suo caso i domiciliari. Di Castellammare di Stabia, secondo gli inquirenti sarebbe stata la referente dei vertici dell’organizzazione su Napoli. Colei che ha reclutato sul posto i sette presunti prestanome indagati a piede libero, operativi nel capoluogo campano. 

Avrebbe invece chiarito alcune circostanze il 48enne romano Fabrizio Gargano. Per l’accusa sarebbe stato il referente su Roma, dove si contano 20 indagati a piede libero.

Infine i due arrestati al primo livello del presunto sodalizio criminale individuato dagli inquirenti viterbesi, entrambi di Pomigliano D’Arco. Non si è fatto interrogare il 35enne Salvatore Ricciardi, mentre ha risposto alle domande del magistrato il 38enne Fabio Tomolillo. Tomolillo, che è stato raggiunto in carcere dall’ordinanza di custodia cautelare, starebbe già scontando una pena per lo stesso tipo di reato. “Ha preso parte a un singolo episodio per cui è stato arrestato, condannato ed è in carcere. I collegamenti fatti sono fantasticati. Tanto che abbiamo già chiesto la revoca della misura”, spiega il difensore Beniamino Esposito, del foro di Napoli, dicendosi pronto a ricorrere al Riesame e a presentare eccezione di competenza territoriale.

In 150 pagine di ordinanza viene ricostruito il risultato di un anno di indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale da cui, secondo il procuratore capo Paolo Auriemma, emergerebbe un quadro probatorio inattaccabile. Al centro un presunto giro d’affari da oltre 320mila euro, grazie al furto di 248 assegni dai centri di smistamento postale di Milano, Ravenna e Bologna. Nello specifico, assegni circolari inviati in semplici buste chiuse, contenenti rimborsi da parte di enti pubblici, società private e assicurazioni. Di importi medi attorno ai mille euro.

Vittime i mittenti, tra i quali Inps e Inail, ma anche i destinatari, tra cui pensionati e persone in attesa di risarcimenti.

Contro il presunto sodalizio criminale, strutturato su tre livelli – promotori, reclutatori e teste di legno – parlerebbero chiaro le intercettazioni. Nonostante il tentativo di usare un linguaggio in codice, frasi come “Ci vediamo lì”, “L’hai preso?”, accompagnate da puntuali riscontri investigativi, inchioderebbero gli indagati alle proprie responsabilità. Quarantotto gli indagati. Oltre ai sei arrestati, i 42 prestanome – 15 a Viterbo, 20 a Roma e 7 a Napoli – che, in cambio del 10 per cento, si sarebbero prestati ad aprire conti correnti in varie banche, tramite i quali versare e incassare gli assegni. 


Multimedia: video: Le immagini dell’operazione e degli arresti – La conferenza stampa – Fotocronaca: Operazione Cashier’s check – Gli arrestati – slide – Operazione Cashier’s chek – La conferenza – slide


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 febbraio, 2017

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