Viterbo – Un giro di affari da oltre 323mila euro.
Questa mattina si è avuto l’epilogo di una complessa attività d’indagine, condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Viterbo e coordinata dalla procura della Repubblica di Viterbo, che ha permesso di smantellare un’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio.
“L’inizio dell’indagine – si legge in una nota della procura -, convenzionalmente denominata Cashier’s Check (assegno circolare), risale al mese di gennaio 2016, quando un uomo si è presentato ai carabinieri, esternando preoccupazioni per il figlio ventiquattrenne, che aveva eseguito operazioni sospette sul proprio conto corrente, effettuando anomali versamenti di assegni circolari. I preliminari accertamenti hanno permesso di stabile che il giovane si era reso disponibile con un soggetto di Viterbo a versare sul proprio conto corrente assegni circolari, rubati e poi contraffatti”.
La genesi
Da qual momento le indagini si sviluppavano in maniera particolarmente rapida attraverso approfonditi accertamenti negli uffici postali e istituti di credito, l’ascolto di diverse persone informate sui fatti o indagate, l’analisi di traffici telefonici, il sequestro di numerosi titoli di credito, l’arresto di diverse persone e numerosi ed estenuanti servizi di pedinamento o osservazione.
Le indagini
“Le indagini poste in essere dai carabinieri – si legge nella nota della procura – hanno messo in luce l’esistenza di un’associazione a delinquere attiva nelle operazioni di reperimento e ripulitura di assegni di provenienza illecita – asportati dal circuito di Poste italiane – e ciò al fine di porli all’incasso grazie all’apertura di conti correnti intestati a persone compiacenti, che incassavano le indebite somme di ciascun assegno a loro destinato per poi riversare ai correi diverse percentuali dell’importo in essi riportato.
Più precisamente, il livello apicale dell’organizzazione, rappresentato da soggetti al momento rimasti ignoti, ricevevano da altri sodali le indicazioni dei nominativi di “prestanome” a cui intestare i suddetti assegni che venivano così modificati, attraverso sofisticate procedure, nell’indicazione del beneficiario.
I prestanome venivano reclutati dai referenti di zona e, dopo aver versato l’assegno circolare “clonato”, procedevano a prevelare in contanti l’importo del titolo di credito, trattenendo il 10% e consegnando la restante somma al referente di zona che, a sua volta, percepiva il 25%, versando l’importo restante ai vertici dell’associazione”.
L’associazione a delinquere
“Il collaudato sistema – continua la nota della procura – utilizzato dai sodali dell’associazione a delinquere ai fini del riciclaggio dei titoli di credito, rubati dal circuito di Poste Italiane, non cessava – a dimostrazione della forza del sodalizio stesso – neanche dopo le operazioni dei carabinieri che, il 21 gennaio 2016, hanno arrestato, a Roma, nella flagranza dei delitto di riciclaggio, quattro persone, trovate in possesso di numerosi assegni circolari provento di furto, sui quali erano state compiute operazioni tali da ostacolarne la provenienza delittuosa e il 15 febbraio 2016, in una sala giochi di Viterbo, portava all’arresto del referente per l’area viterbese, Giuseppe Salustro, per i delitti di lesioni e danneggiamento aggravato.
Quest’ultimo episodio risultava particolarmente grave. Infatti, nel corso delle indagini, è emerso che una “prestanome” non aveva rispettato gli accordi con Salustro ed aveva incassato l’importo degli assegni a lei consegnati senza corrispondere alcuna somma al predetto che, in ragione di ciò, dopo una serie di minacce telefoniche, rintracciava la donna, la colpiva violentemente al volto procurandole lesioni giudicate guaribili in 30 giorni e danneggiando pesantemente la sua autovettura”.
Gli arresti operanti in flagranza e il pestaggio di un prestanome
“La complessiva attività di indagine – si legge ancora – ha consentito di accertare l’illecita negoziazione di 248 assegni, rubati e poi clonati, per un giro di affari di 323.487,34 euro.
Dall’esame svolto dai militari specializzati del comando carabinieri antifalsificazione monetaria è emerso che gli assegni asportati, venivano poi clonati con assoluta professionalità da parte degli appartenenti al sodalizio che impiegavano, ai fini dell’alterazione dei titoli, macchinari e strumenti di assoluta qualità, idonei a trarre in inganno gli operatori delle banche o delle Poste Italiane dove venivano presentati all’incasso”.
Gli assegni e il volume d’affari
Gli indagati, nell’ambito del procedimento penale de quo, sono 42 residenti nel Lazio e segnatamente nelle province di Viterbo e Roma e in Campania.
La gran parte dei soggetti sottoposti ai indagini è già nota alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi giudiziari, alcuni dei quali riguardanti precedenti per delitti gravi quali associazione di stampo mafioso, traffico di droga, banda armata e associazione sovversiva.
Gli indagati
A tutti gli indagati, a vari titolo, viene contestata l’ipotesi delittuosa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, compendiata in 32 capi d’imputazione.
Le ipotesi di reato
“Il referente della zona viterbese – si legge nella nota della procura -, Giuseppe Salustro, dovrà rispondere anche dell’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti, per aver spacciato anche sostanze stupefacenti a diversi soggetti”.
La droga
Il gip del tribunale di Viterbo, a seguito della richiesta del pm titolare delle indagini, Massimiliano Siddi, ha emesso sei misure cautelari di cui quattro in carcere e due agli arresti domiciliari. La procura della Repubblica, invece, ha disposto la perquisizione nelle case di altri 18 indagati.
Le decisioni dell’autorità giudiziaria
Da diverse ore oltre 100 militari del comando provinciale di Viterbo sono impegnati nelle province di Viterbo, Roma, Rieti e Napoli per l’esecuzione dei provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria
L’operazione dei Carabinieri
“Gli arrestati – riporta la nota della procura – sono Salvatore Ricciardi di 35 anni, residente a Pomigliano D’Arco (Na), Giuseppe Salustro di 30 anni, residente a Viterbo, Fabrizio Gargano di 48 anni, residente a Roma; Marco Antonio Carriere di 26 anni, residente a Viterbo; Immacolata Norato di 30 anni residente a Castellammare di Stabia (Na) e Fabio Tomolillo di 38 anni, residente a Pomigliano D’Arco”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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