Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Gallese - Il suocero ha sparato una fucilata alla vittima che, ancora oggi, vive con 16 pallini nella faccia

Spara al genero, a processo per tentato omicidio

Condividi la notizia:

Gallese - Sparò all'ex genero - Il fucile utilizzato

Gallese – Sparò all’ex genero – Il fucile utilizzato

Gallese - Sparò all'ex genero - Il fucile utilizzato

Gallese – Sparò all’ex genero – Il fucile utilizzato

Gallese – Sparò al genero, il suocero sarà processato col rito abbreviato.

L’uomo, G.C., ex artigiano edile di 74 anni, è accuso di tentato omicidio. Il 13 maggio 2012 sparò una fucilata in pieno volto al genero, R.L., 36 anni, nelle campagne di Gallese. La vittima vive, ancora oggi, con sedici pallini nel volto, che nessun medico sarebbe in grado di asportare a causa dei rischi dell’intervento.

Lunedì scorso il gup Stefano Pepe ha accolto la richiesta del difensore di G.C., l’avvocato Sergio Racioppa. Il 74enne, che era uscito col fucile da caccia carico, fu arrestato poco dopo dai carabinieri, mentre si nascondeva con l’arma nella soffitta della sua abitazione, e condotto a Mammagialla. In caso di condanna, potrà usufruire dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito alternativo.

Un processo travagliato. La pm Paola Conti ha formulato inizialmente l’accusa di tentato omicidio. Durante le indagini, il consulente dell’accusa concluse che le ferite erano lievi e guaribili in quindici giorni. Da qui, l’alleggerimento del reato: lesioni. Ma nel maggio 2014, il giorno del processo col rito abbreviato, il giudice, invece di emettere la sentenza, decise che era tutto da rifare e gli atti tornarono al pm per procedere per tentato omicidio.

La vittima ha tuttora sedici pallini nel viso. “Una rosa di pallini incastrati proprio sotto la pelle – ha spiegato la moglie del 36enne, nonché figlia dell’imputato, a margine di un’udienza – che ben tre ospedali diversi si sono rifiutati di levare, perché l’operazione sarebbe troppo rischiosa. Potrebbe restargli il viso paralizzato sotto i ferri. Ogni giorno, inoltre, dobbiamo augurarci che stia bene e non gli succeda niente, perché non può nemmeno sottoporsi a tac e simili”. Tutto per un fondo conteso da quando, nel 2010, il 74enne si era separato dalla moglie.


Condividi la notizia:
6 febbraio, 2017

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-il-nostro-primo-natale-facciamoci-un-in-bocca-al-lupo/