Viterbo – “Li ho riconosciuti dalla bocca, un rapinatore aveva i denti finti”. Nonostante i banditi fossero armati di taglierini e mascherati con parrucche, occhiali, berretti e scaldacollo, la parte bassa del volto era scoperta e una testimone li ha riconosciuti.
La donna, una cliente, è stata sentita durante il processo ai tre banditi mascherati che il 19 ottobre e il 19 novembre 2015 avrebbero fatto irruzione all’Unicredit di Faleria e alla Banca di Capranica credito cooperativo di Oriolo Romano legando con delle fascette da elettricista il personale e i clienti, riuscendo ad appropriarsi complessivamente di un bottino di 30mila euro.
Ieri il collegio ha sentito due clienti presenti in banca durante la rapina di Faleria. Si tratta di un anziano di 86 anni e di una donna di 48anni. Quest’ultima sequestrata nell’ufficio del direttore dove si trovava con la sorella.
Tre quarti d’ora di terrore. “A un certo punto – ha raccontato la 48enne – è entrato nella stanza uno con una tuta di carta bianca, un cappellino e gli occhiali. Ha preso il direttore per un braccio e gli ha detto: ‘Alzati e andiamo,questa è una rapina’- io sono ansiosa, mi è venuta la tachicardia e sono andata in iperventilazione”. Secondo la donna era alto circa un metro e settanta, sulla quarantina.
“Poi – ha proseguito la testimone – è entrato un altro rapinatore, uno con una parrucca coi capelli lunghi sul viso e un cappello col baschetto che ci ha legato le mani con le fascette e ha legato anche un ragazzo entrato mentre era in corso la rapina. Tenevo gli occhi bassi, quindi ho visto che aveva delle scarpe azzurre e arancioni. E aveva i denti finti, mi sono saltati agli occhi perché sorrideva sempre, non è stato violento, era rassicurante”.
Successivamente li ha identificati nel fascicolo fotografico mostratole dagli investigatori. E ieri ha confermato, anche se “non al cento per cento”, il riconoscimento. “Quando guardo le persone, mi rimane impressa la bocca. Uno aveva la barba incolta e un po’ grigia. L’altro – ha detto senza esitare – aveva la bocca sottile e i denti finti, si vedeva che era una dentatura falsa”.
L’anziano, invece, non ha fatto in tempo a vederli. “Stavo cambiando un assegno, quando un rapinatore mi ha bussato sulla spalla e mi ha fatto andare in un’altra stanza, legandomi le mani con delle fascette di plastica. Ho intravisto due rapinatori, poi mi hanno detto che c’era anche un terzo. E’ stato il direttore, con un paio di forbici, a liberarmi dopo circa tre quarti d’ora”.
Sono gli stessi rapinatori che, dopo il colpo, hanno infilato nelle tasche dei clienti terrorizzati delle banconote da 50 euro del bottino. Una sorta di risarcimento per averli legati mani e piedi.
Tutti laziali – rintracciati tra Pomezia, Frosinone e Latina – sono finiti a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei per entrambe le rapine, armati di taglierini, commesse alla distanza esatta di un mese l’una dall’altra. Sono stati arrestati dai carabinieri nel giro di quattro mesi, il 24 marzo dell’anno scorso, nell’operazione “The mask 3”.
Il processo riprende l’11 luglio.
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