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"Operazione The Mask3" - Il processo - Identificati grazie al Dna individuato dalla scientifica dei carabinieri, sono stati arrestati nel giro di quattro mesi

Rapinatori mascherati, traditi dalle impronte lasciate durante la fuga

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Oriolo Romano - Rapina alla Banca di Capranica credito cooperativo - The mask 3

Oriolo Romano – Rapina alla Banca di Capranica credito cooperativo – The mask 3

Oriolo Romano - Rapina alla Banca di Capranica credito cooperativo - The mask 3

Oriolo Romano – Rapina alla Banca di Capranica credito cooperativo – The mask 3

Oriolo Romano - Rapina alla Banca di Capranica credito cooperativo - The mask 3

Oriolo Romano – Rapina alla Banca di Capranica credito cooperativo – The mask 3

Faleria - Rapina banca Unicredit - Operazione The mask 3

Faleria – Rapina banca Unicredit – Operazione The mask 3

Viterbo – Inchiodati dal Ris. Sono i tre rapinatori “gentiluomini” che, dopo i colpi in banca, infilavano nelle tasche dei clienti terrorizzati delle banconote da 50 euro del bottino, a mo’ di risarcimento per averli legati mani e piedi.

E’ emerso durante l’udienza di ieri del processo ai banditi mascherati accusati delle due rapine commesse il 19 ottobre e il 19 novembre 2015 ai danni dell’Unicredit di Faleria e della Banca di Capranica credito cooperativo di Oriolo Romano. 

Bottino complessivo oltre 30mila euro, i tre, tuttora ai domiciliari, sono stati arrestati dai carabinieri nel giro di quattro mesi, il 24 marzo 2016, nell’operazione “The mask 3”.

“The mask”, la maschera, perché i banditi, pluripregiudicati sempre in azione col taglierino in mano, per travisare i lineamenti si mascheravano con parrucche, occhiali, berretti e scaldacollo. Sono stati però traditi dalle impronte, rilevate dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale nella banca di Oriolo Romano e sull’auto rubata trovata a 300 metri dall’istituto di credito. 

“Personale e clienti ci hanno detto che non avevano i guanti quando hanno spinto i maniglioni antipanico per uscire e che uno di loro aveva maneggiato una cassettina metallica, sui quali abbiamo rilevato quattro impronte”, ha spiegato al collegio uno dei militari intervenuti sul posto subito dopo l’allarme. 

Sulla vettura, invece, sono stati repertati un guanto, uno “spadino” (il ferro artigianale usato dai ladri d’auto al posto della chiave per accendere le macchine) e la maniglia della portiera di guida. Tutte tracce preziose, inviate al Ris per i rilievi biologici.

“Dall’esame del Dna sono emersi tre profili maschili – ha proseguito l’investigatore del comando del Riello – due ignoti, ma corrispondenti rispettivamente a uno degli autori della rapina di Faleria e a un rapinatore che aveva messo a segno un colpo a Grottaferrata. Il terzo profilo, invece, ci ha condotti direttamente a uno dei tre arrestati, il cui Dna era già repertato nella banca dati nazionale”.   

E’ stata l’ultima testimonianza , dopo di che la presidente del collegio, giudice Silvia Mattei, ha dichiarato chiusa l’istruttoria e rinviato al 13 marzo 2018 per la discussione e la sentenza. 

Silvana Cortignani


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8 novembre, 2017

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