Viterbo – Omicidio Casasole, nuovo interrogatorio per Samuele Viale. Lo scrive La Stampa, secondo cui il 19enne che si sarebbe auto accusato del delitto della 59enne viterbese, avrebbe detto alla pm Carla Longo di non ricordare nulla della notte del 30 maggio. La notte del ritrovamento del cadavere di Giuseppina Casasole, in un burrone del vallone San Giovanni, sopra Limone Piemonte.
“Non ricordo nulla. So che il sabato prima ho bevuto due bottiglie di vino, ma poi ho un vuoto di memoria”. Viale avrebbe risposto più o meno così, secondo La Stampa, al magistrato titolare dell’inchiesta. “Quaranta minuti di colloquio – spiega il quotidiano torinese -, nel reparto psichiatria del carcere le Vallette di Torino, dove il giovane è rinchiuso dal 7 giugno”.
Il 19enne è l’unico indagato, per omicidio volontario. Una settimana dopo il ritrovamento del cadavere, avrebbe confessato ai carabinieri di aver ucciso Casasole, raccontando di aver agito in preda alle allucinazioni da lsd: “L’ho uccisa io, non so perché. Avevo preso lsd, sentivo delle voci. Una musica mi diceva di farlo, avevo le allucinazioni. L’ho spinta e fatta cadere sotto”.
Stando alla ricostruzione di Viale, avrebbe sferrato alla vittima un violento calcio alla schiena, mentre questa, uscita nel primo pomeriggio per una passeggiata col cane, stava raccogliendo dei fiori. Ma, scrive sempre La Stampa, “la prima confessione non ha convinto gli inquirenti”. Soprattutto dopo l’esito dell’autopsia. Secondo il medico legale, “Casasole è morta per un colpo violento, sferrato alla parte posteriore della testa, sopra la nuca, non riconducibile a una caduta in quella scarpata. Che non è un burrone, e dove la presenza di alberi e piante avrebbe dovuto fermare o rallentare il corpo. L’assassino ha utilizzato una mazza, un bastone, una grossa pietra appuntita”.
Per La Stampa, la sera dell’omicidio “il giovane era lì, in via San Giovanni, e ha avuto un contatto con la vittima. Lo confermerebbero le analisi biologiche: sotto le unghie di Giuseppina, tracce di Samuele, che all’arrivo in ospedale era ferito a una mano. Forse la donna ha tentato di difendersi dall’aggressore e ha avuto una colluttazione con lui, prima di essere ferita a morte. Che il colpo fatale sia avvenuto sulla cima, o al fondo della scarpata dopo una spinta tra gli alberi, saranno gli inquirenti a chiarirlo – scrive il quotidiano torinese -. Tracce biologiche di Giuseppina sono state scoperte sui vestiti di Samuele, sequestrati il giorno dopo l’omicidio. Abiti ancora umidi, così come un paio di scarponcini che qualcuno avrebbe provveduto a lavare”.
Secondo La Stampa, gli inquirenti avrebbero “più di un dubbio sullo stato d’incoscienza ‘da allucinogeni’ dichiarato da Samuele. Le analisi tossicologiche avrebbero chiarito che nel periodo da aprile a luglio, l’operaio non ha fatto uso abitudinario di sostanze stupefacenti, né alcoliche. Davanti al pm, non si sarebbero fatti riferimenti a lsd o altre droghe”.
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