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Cuneo - Quando ha spinto Giuseppina Casasole in fondo a un burrone uccidendola - Il 21enne dovrà anche risarcire i tre figli della vittima

Samuele Viale, condannato a 14 anni, non era totalmente incapace di intendere e volere

di Silvana Cortignani
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Samuele Viale

Samuele Viale

L'avvocato Francesco Massatani

L’avvocato Francesco Massatani

CuneoCapacità di intendere e volere soltanto diminuita e non completamente assente al momento del delitto. Per questo Samuele Viale è stato condannato a 14 anni di reclusione, nonostante sia stato dichiarato schizofrenico da due psichiatri.


 – Assassinio Casasole, condannato a 14 anni Samuele Viale


Dovrà anche risarcire i tre figli della vittima l’assassino 21enne di Giuseppina Casasole, la mamma 59enne viterbese scaraventata in fondo a un burrone di Limone Piemonte, in provincia di Cuneo, il 30 maggio 2017.

Due perizie psichiatriche hanno stabilito che Viale era “incapace di intendere e volere” il giorno dell’omicidio, e “socialmente pericoloso”, ma anche in grado di partecipare coscientemente al processo. Solo parziale dunque il vizio di mente.

L’autopsia ha detto che la poveretta è morta per lo sfondamento del cranio provocato da un oggetto contundente. Lui, intercettato in carcere mentre parla coi familiari, ha detto di averla presa a pietrate dopo che era caduta nel fosso. 

Tra le otto parti civili, oltre ad altri familiari, le due figlie femmine e l’unico figlio maschio della vittima, Gugliemo Selvaggini, ai quali il gup Cristiana Gaveglio ha riconosciuto una provvisionale in vista di un più cospicuo risarcimento in sede civile per il barbaro omicidio della madre.

La pm Carla Longo ha chiesto la settimana scorsa una condanna a 24 anni, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, nonostante ben due perizie psichiatriche dicano che Viale è incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso, in quanto affetto da schizofrenia. Il difensore Luca Ritzu, del foro di Imperia, che ha chiesto il proscioglimento per incapacità totale di intendere e volere, è pronto a ricorrere in appello quando saranno state depositate le motivazioni della sentenza, per le quali il tribunale del capoluogo piemontese si è preso 90 giorni. 

Sia la pm Longo, sia i difensori di parte civile hanno dato battaglia, ottenendo dal gup una seconda perizia psichiatrica, dopo quella effettuata in sede di incidente probatorio. La prima era stata illustrata al gip l’11 dicembre 2017 dallo psichiatra Guglielmo Occhionero. La seconda è stata illustrata al gup il1 2 novembre 2018. Dalla parte di accusa e parti civili, le due perizie effettuate dai consulenti dei familiari e quella del perito del pm. 

Tra i legali della famiglia, l’avvocato viterbese Francesco Massatani, che assiste il figlio di Giuseppina, Guglielmo Selvaggini. “Sono contento dell’esito del processo di primo grado, che ha accolto tutti i dubbi che ho sottoposto nel tempo al giudice – commentava ieri a caldo il legale – relativi al fatto che i problemi psichiatrici si siano manifestati dopo l’omicidio e mai prima, quando non si erano mai verificati episodi di squilibrio, sono tutti successivi. Poi il fatto che abbia conseguito il patentino per la guida dei ciclomotori, abbia lavato i vestiti e si sia lavato nel fiume dopo il delitto. Certo è che ci sono le due perizie che dicono sia incapace di intendere e di volere, con diagnosi di schizofrenia, sono curioso di leggere le motivazioni”. 

“La signora Casasole si era trasferita in Piemonte cinque anni fa per stare vicina alla figlia minore e consentirle di frequentare la scuola per maestri di sci. Un impegno notevole, dal punto di vista economico, compensato dal benessere della ragazza, invece lassù Giuseppina ha trovato la morte”, ricorda Massatani. “Fino al giorno prima stava bene e aveva la patente, il giorno dopo è finito in un reparto psichiatrico, quando non aveva precedenti psichiatrici ed era incensurato”, ribadisce. 

Si è parlato di comportamenti teatrali per eludere ia sofferenza e i sensi di colpa. “Li ha avuti anche in carcere, una volta sarebbe rimasto sdraiato a terra per ore – ricorda Massatani – ma resta il fatto che si è ammalato il giorno dopo.  E’ legittimo dubitare. Subito dopo l’omicidio era lucido, si è lavato nel fiume, ha messo i vestiti sporchi in lavatrice, si è allontanato per qualche giorno da casa e poi si è consegnato a un poliziotto amico di famiglia”.

Silvana Cortignani


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9 aprile, 2019

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