Cuneo – Potrebbe soffrire davvero di schizofrenia il ventenne piemontese che ha ucciso Giuseppina Casasole, la viterbese di 59 anni ritrovata cadavere in fondo a un burrone, a Limone, in provincia di Cuneo, il 30 maggio 2017.
La seconda perizia psichiatrica disposta dagli inquirenti su Samuele Viale, il giovane reo confesso, davanti al gup del tribunale di Cuneo con l’accusa di omicidio volontario, sarebbe giunta alle stesse conclusioni della prima, disposta in sede di incidente probatorio.
L’accusa per lui è quella di omicidio. Secondo gli inquirenti, sotto l’effetto di Lsd, il 30 maggio 2017, avrebbe ucciso Giuseppina con un colpo violento alla nuca, probabilmente inferto con un bastone o una pietra, per poi buttarla giù da un burrone nel vallone San Giovanni di Limone Piemonte.
Il ventenne, secondo quanto illustrato in aula il 12 novembre, sarebbe totalmente incapace di intendere e di volere e socialmente pericoloso. Diagnosi: schizofrenia.
Agli investigatori, nell’immediatezza del fermo, disse di avere agito senza alcun motivo e senza l’intento di aggredirla. L’autopsia ha accertato che la poveretta è morta per lo sfondamento del cranio provocato da un oggetto contundente.
L’ulteriore accertamento è stato chiesto al gup sia dal pm che dall’avvocato Francesco Massatani, difensore di parte civile del figlio della vittima, Guglielmo Selvaggini, che si è costituito parte civile, così come altri familiari.
Le ricerche della vittima da parte dei carabinieri di Cuneo e Borgo San Dalmazzo erano scattate lo stesso giorno del ritrovamento del cadavere, a seguito dell’allarme lanciato dalla figlia, spaventata del fatto che la madre non era più reperibile e non era tornata a casa. Giuseppina Casasole si era trasferita in Piemonte un paio di anni prima proprio per stare vicina alla figlia minore e consentirle di frequentare la scuola per maestri di sci.
Viale ha confessato il giorno successivo dopo essere stato rintracciato sai carabinieri nel reparto di psichiatria dell’ospedale. Il difensore, l’avvocato sanremese Luca Ritzu, ha chiesto che il ventenne venga processato col rito abbreviato, che in caso di condanna consente lo sconto di un terzo della pena. Il giudice per l’udienza preliminare deciderà il prossimo 25 febbraio quando, alla luce delle perizie, potrebbe anche decidere il non luogo a procedere per la non imputabilità del reo a causa della sua totale infermità di mente.
Il giovane, nel frattempo, dopo la prima perizia psichiatrica, era già stato trasferito provvisoriamente dal carcere delle Vallette di Torino alla Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, poiché ritenuto soggetto socialmente pericoloso.
A giugno lo stesso pm, oltre alle parti civili, dicendosi non convinto dell’infermità mentale di Viale, aveva richiesto un nuovo incidente probatorio, consistente in nuove perizie psichiatriche, svolte tra agosto e ottobre. Adesso potrebbe essere più vicino il riconoscimento del totale vizio di mente.
Silvana Cortignani
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