Viterbo – “Non si ripropone lo schema Renzi contro Orlando. In molti hanno ricamato per spostare l’attenzione da un congresso territoriale a uno scontro inesistente costruito strumentalmente. Etichettare fa comodo”. Manuela Benedetti va fino in fondo. L’attuale vicesegretario del Pd sfida il segretario uscente Andrea Egidi. Domani si conoscerà il nome del responsabile della federazione. Prima insieme, ora in corsa per la stessa carica. Benedetti parla di posizioni congressuali a confronto” e di una segreteria in cui, nell’ultima fase si “era affievolito lo slancio e il lavoro calendarizzato è rimasto incompiuto”. Ma soprattutto in cui “si è persa la priorità del rapporto coi territori”.
I punti del suo programma.
“La mia proposta – dice Benedetti -è estremamente chiara e si può riassumere in poche parole chiave: unità, cambiamento, riformismo, territorio e partecipazione. La mia candidatura nasce dall’esigenza comune di un gruppo di iscritti e militanti di un cambio di passo ed è quindi frutto di una scelta condivisa, trasversale, tesa a superare gli steccati che ci hanno distratti dal nostro obiettivo primario: l’interesse per il nostro territorio, per il buon governo e per le istanze dei cittadini. Noi siamo il Partito Democratico e dobbiamo tornare ad essere una comunità unita a servizio degli altri, non un numero indefinito di sottogruppi. Come ho già detto in altre sedi: noi siamo in campo, per l’unità plurale di tutte le sensibilità politiche del Pd a sostegno di un obiettivo comune. Questa è la nostra idea di partito. Territoriale, largo, casa del confronto e della discussione. L’esperienza di amministratore mi ha portato a ragionare oltre i confini della militanza e a prendere viva consapevolezza che una volta eletti si è chiamati a rispondere ad interessi generali non soltanto di quanti ci hanno sostenuto e lo stesso concetto è quello che voglio calare sul partito: dobbiamo agire nell’interesse dei cittadini, anche di coloro che in una fase di profonda disaffezione ci guardano con distacco, perché la buona politica è al servizio del Paese ed il Pd deve essere punto di riferimento”.
Cosa è mancato in passato nella gestione della segreteria. Quale sarà l’elemento di rottura più evidente rispetto a prima e quale impronta vorrebbe dare se venisse eletta?
“Sarebbe inesatto distaccarmi dall’esperienza dell’ultima segreteria del partito di cui sono stata vicesegretario; di lavoro ne è stato fatto molto, basti pensare ad esempio al tema dei coordinamenti territoriali, all’istituzione della scuola di formazione politica “Classedem” che ha riportato l’accento sull’importanza della formazione alla politica delle giovani generazioni di militanti ed amministratori, ai comuni che governiamo e non da ultimo al risultato delle scorse elezioni provinciali che nel mese di settembre ci hanno portato ad eleggere Pietro Nocchi Presidente della provincia. Nell’ultima fase lo slancio dei primi anni si è andato man mano affievolendo e tanto lavoro calendarizzato è rimasto incompiuto, il partito ha navigato in acque più tormentate, compresso in questioni interne e questo ha fatto sì che il rapporto con i territori perdesse di priorità, così come ha perso di priorità la discussione all’interno degli organi del Partito. Abbiamo bisogno di luoghi di confronto per rimettere in campo proposte e iniziativa politica”.
Ma non cammina più al fianco del suo segretario. Cosa è successo?
“Non è successo null’altro che posizioni politiche congressuali a confronto. Io credo nell’idea che il segretario del Pd debba essere rappresentante di tutti, non credo nella chiusura in posizioni di area”.
Emergono anche in questo congresso quindi le divisioni e le correnti del partito? Si può dire che si ripropone lo schema Renzi contro Orlando?
“Questa lettura risponde ad una categoria di pensiero ampiamente superata. Ma non è sbagliata la domanda, anzi è l’occasione per smentire e chiarire un punto su cui in maniera assolutamente ingenerosa in molti hanno ricamato per spostare l’attenzione da un congresso territoriale a uno scontro inesistente costruito strumentalmente. Mi spiego meglio: il congresso nazionale si è concluso, Matteo Renzi è stato eletto segretario. Punto. Il gruppo trasversale cui facevo riferimento prima, raccoglie indistintamente persone che all’ultimo congresso e nella storia politica recente del nostro partito hanno avuto posizioni diverse; siamo un gruppo composito che va dai primissimi sostenitori di Matteo Renzi, a chi ha sostenuto Andrea Orlando e prima ancora Gianni Cuperlo e a chi sostenuto prima Gianni Cuperlo e poi Matteo Renzi. Siamo semplicemente la perfetta fotografia del Partito Democratico come comunità plurale. Capisco che banalizzare può essere semplice, ma
noi siamo tutto questo e chi tenta di ridurre tutto ad etichette lo fa perché a volte fa comodo”.
Come sta andando il congresso finora? Che tipo di campagna elettorale ha portato avanti?
“Ho portato avanti una campagna congressuale di comunità con un gruppo di persone messe lì non a fare posizionamento per la partita successiva. Abbiamo camminato insieme, passo dopo passo e i risultati si vedono. Abbiamo condiviso le scelte, lavorando capillarmente sui territori, con incontri, colloqui, con la discussione a volte anche complessa per un punto di sintesi congeniale a tutti. La cosa più bella è stato il sostegno, ed è tanto, ricevuto da fuori e da dentro il Partito, di chi anche in prima persona si è speso per dare un contributo. È una battaglia collettiva.Il bilancio è assolutamente positivo, si vede in modo chiaro che non si propongono di nuovo schemi passati: penso, ad esempio, alla bella affermazione che abbiamo avuto a Civita Castellana dove aree e sensibilità diverse hanno lavorato in modo coeso e ottenuto un risultato eccezionale, sicuramente sorprendente per qualcuno”.
Che Pd immagina per il 2018 e cosa dovrà fare il partito per affrontare e vincere le sfide elettorali?
“Il 2018 – conclude Benedetti – sarà un anno importante, dobbiamo arrivare pronti alle sfide elettorali che avremo di fronte. Per fare questo, dobbiamo porci in ascolto, capire le criticità, incontrare i nostri iscritti ed uscire fuori, parlare con il mondo del lavoro, della cultura, dell’impresa; coinvolgere i nostri amministratori che hanno il polso dei territori e toccano da vicino i temi cari ai cittadini. E poi dobbiamo capire l’importanza della coesione. Non possiamo pensare di affrontare queste scadenze senza un partito che sia attento, unito e volto allo stesso obiettivo: vincere per governare al meglio questo paese”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY