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Palio di Siena - Salta la prima udienza del processo in cui un veterinario viterbese è imputato insieme a tre fantini

Purosangue spacciati per mezzosangue, il comune vuole costituirsi parte civile

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Il palio di Siena

Il palio di Siena

Siena – Purosangue spacciati per mezzosangue, salta la prima udienza del processo in cui il veterinario viterbese Mauro Benedetti è imputato insieme a tre fantini del palio di Siena. Il rinvio è dovuto all’imminente trasferimento del giudice davanti al quale si sarebbe dovuto celebrare il dibattimento. L’udienza, prevista per ieri, è così slittata a metà dicembre.

Il comune di Siena – come riporta l’agenzia Impress – ha intanto chiesto di potersi costituire parte civile. Mentre si sono già costituite le associazioni animaliste Lida e Lav, che ha chiesto il simbolico risarcimento di un euro.

Purosangue spacciati per mezzosangue, dopo aver sostituito il passaporto identificativo. Perché? Per potergli far correre il palio di Siena. Il veterinario viterbese Mauro Benedetti è accusato di aver sostituito il passaporto di due cavalli purosangue inglese (Captain Forest, poi morto, e Bolewood) con quello di altrettanti agloarabi mezzosangue (Romantico Baio e Robinson) per poterli così iscrivere all’albo del comune che dà accesso al palio. Il regolamento, infatti, vieta ai purosangue di poter correre sul tufo di piazza del Campo. Comunque, nessuno dei cavalli in questione ha mai preso parte al palio.

L’indagine della Forestale parte da qui, da una segnalazione anonima datata luglio 2015. Tre cavalli sono stati sequestrati, tra cui Captain Forest che morirà nel maggio 2016. Una morte sospetta per gli inquirenti, che ha fatto scattare un nuovo blitz. Questa volta nell’ippodromo di Pian delle Fornaci a Siena, nelle scuderie dei tre fantini e a casa del veterinario. A Benedetti sono stati sequestrati pc, cellulare e posta elettronica. Materiale informatico poi dissequestrato su ordine del tribunale del Riesame.

Il veterinario è anche accusato di aver venduto farmaci importati dall’estero ma illegali in Italia. Un mero tentativo, al massimo, per la difesa, che davanti alla suprema corte di Cassazione si è opposta al sequestro dei medicinali, tra cui il mildronato. Il farmaco è stato sequestrato, su ordine del pm Aldo Natalini, il primo giugno 2016 al centro spedizioni internazionali di Poste italiane di Milano. Per il difensore del veterinario, l’avvocato Virna Faccenda, “dal momento che il medicinale è stato sequestrato prima della consegna, la condotta contestata (a Benedetti, ndr) non configurerebbe il reato come consumato ma, al più, un mero tentativo”. Inoltre, sempre per la difesa, “non ci sarebbe stata nessuna commercializzazione, perché il farmaco sarebbe stato solo ordinato. Il veterinario non l’ha mai ricevuto, perché gli sarebbe stato sequestrato prima della consegna”.

L’avvocato Faccenda ne ha così chiesto il dissequestro. Ma la Cassazione ha respinto il ricorso. Per la suprema corte, “le sostanze sequestrate ricadono in quei farmaci il cui commercio è vietato al di fuori dei canali istituzionali”. Ovvero, sarebbero “qualificabili come ‘farmaco non commerciabile’ in Italia e inserito dall’agenzia internazionale antidoping tra quelli aventi effetti dopanti e dunque proibiti. Pertanto, tali sostanze non possono essere restituite all’indagato”.

Ai tre fantini, invece, l’accusa “secondo quanto si apprende da fonti giudiziarie, contesterebbe di aver somministrato a due cavalli un cocktail di farmaci, perlopiù antinfiammatori e antidolorifici, per mantenere le molecole del loro sangue al di sotto delle soglie di rilevanza – scriveva Repubblica il 16 dicembre scorso -. Alcuni animali, in altre circostanze, sarebbero stati sottoposti anche a sperimentazioni farmacologiche attraverso l’utilizzo di medicinali importati dall’estero ma illegali in Italia”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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24 novembre, 2017

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