Montefiascone – Manca ancora il lieto fine alla travagliata vicenda di Sara Buono. Colpa dell’ennesimo intoppo burocratico.
“Dopo cinque mesi per l’anagrafe sono ancora Salvatore – spiega al telefono la diretta interessata, palesemente delusa e amareggiata – nonostante il via libera del tribunale di Viterbo”.
Sara è l’imprenditrice 35enne d’origine campana titolare di un avviato salone di parrucchiera a Montefiascone da anni alle prese con l’iter burocratico per cambiare sesso.
Nata “Salvatore”, Sara ha fatto la scelta radicale di avviare la procedura per cambiare chirurgicamente sesso, da uomo a donna.
La scorsa estate, dopo molti ritardi e molte peripezie giudiziarie, è finalmente riuscita ad ottenere il via libera del tribunale di Viterbo all’intervento e, nell’attesa, a cambiare subito i suoi dati anagrafici sui documenti.
Un passaggio importante perché Salvatore, ormai da tempo, è fisicamente “Sara” a tutti gli effetti. Nel frattempo è in lista d’attesa per l’operazione cui si sottoporrà a breve all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, uno dei pochi centri specializzati in Italia.
Ma quella che sembrava una tappa ormai scontata – risultare già donna sui documenti – ha subìto un’ulteriore brusca frenata.
“All’anagrafe di Napoli mi hanno detto che sulla sentenza del tribunale mancavano sia la mia data di nascita che l’indicazione del nome Sara, per cui loro non potevano fare la modifica. Il giudice di Viterbo però ha corretto solo la data di nascita, ma ha rigettato l’istanza di correzione del nome, rinviandomi all’ufficiale dello stato civile”.
Fatto sta che Sara, nel frattempo, è rimasta senza carta d’identità.
“La carta d’identità in cui mi chiamo ancora ‘Salvatore’, che tanti imbarazzi mi ha creato, è scaduta. E per ora non posso rinnovarla come ‘Sara’, ma neanche come ‘Salvatore’. Anche perché ‘Salvatore’ non corrisponde al mio aspetto attuale. Nelle foto sono evidentemente una donna, mentre il mio nome all’anagrafe è ancora maschile. Un pasticcio, perché di fatto sono priva del documento più importante, la carta d’identità”.
Un pasticcio per risolvere il quale l’avvocato Silvia Corbellini, che assiste Sara, ha dovuto intentare un’altra causa civile presso il tribunale di Viterbo, con un ulteriore dispendio di tempo e denaro per la sua assistita.
“In tutta questa triste vicenda, di cui Sara è la vittima incolpevole, ancora una volta abbiamo trovato la comprensione della presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli“, ci tiene a sottolineare la legale, spiegando come i tempi tecnici dell’udienza sarebbero slittati a primavera senza l’intervento del magistrato. “La Covelli, come già la scorsa estate, ha capito l’urgenza della questione e ha acconsentito, su mia istanza, ad anticipare l’udienza al 24 gennaio, invece di costringerci ad aspettare i canonici tre mesi”.
A giugno 2017, in attesa da ben due anni del via libera del tribunale di Viterbo alla sua istanza di dare definitivamente addio all’attuale identità maschile, Sara non aveva esitato a raccontare a Tusciaweb la sua storia per sensibilizzare la giustizia ad occuparsi più velocemente del suo caso e degli altri come il suo.
“Chiedo solo di poter cambiare subito i dati anagrafici da maschili a femminili sui documenti, già prima dell’operazione. Sono Sara, ma per la legge mi chiamo Salvatore, nonostante da due anni io sia in terapia ormonale, in vista dell’intervento all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, e abbia ormai l’aspetto di una ragazza. E’ una situazione incresciosa e per me molto imbarazzante”.
A settembre l’ennesimo episodio sgradevole. “Ho regalato una macchina a mio fratello, intestata a me, ma quando sono andata all’agenzia di pratiche auto di Viterbo per il passaggio di proprietà e ho esibito la carta d’identità, l’addetta ha bloccato tutto per due giorni, chiedendo spiegazioni sul perché Salvatore Buono avesse l’aspetto di una ragazza”.
Silvana Cortignani
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