Orte – Traguardo importante per il Volley club Orte, che si prepara a festeggiare i venticinque anni di storia.
Una parte fondamentale della lunghissima tradizione della pallavolo ortana, le cui origini si perdono addirittura nell’anteguerra, testimoniate solo da qualche sbiadita fotografia erosa dal tempo.
Il Volley club Orte nasce nel 1993 dalle ceneri del glorioso Scp Orte, per iniziativa di una cordata di appassionati guidata da Aldo Madonna, medico da sempre attivo in prima persona nel mondo della pallavolo locale. Una classica storia di grandi sodalizi che si chiudono, tra problemi finanziari e corti circuiti comunicativi.
“Io ero stato per anni l’allenatore dell’Scp Orte – racconta Madonna –. Un periodo stupendo, con una squadra fortissima, formata quasi esclusivamente da ragazzi di Orte, e tanto pubblico a seguirci sia in casa che in trasferta. Poi, a mio giudizio, i dirigenti fecero l’errore di concentrarsi troppo sugli atleti presi dal mercato, che non garantivano un futuro alla società: quando arrivarono le difficoltà economiche, non c’era più una base di giocatori locali su cui fare affidamento e la squadra fu ritirata. Nel 1993 ripartimmo da zero con una nuova società”.
Il Volley club comincia la sua attività nel 1993/94, partendo dalla Seconda divisione, la categoria più bassa della pallavolo viterbese. Grazie ai tanti atleti ortani che fino a poco tempo prima avevano fatto le fortune dell’Scp, in pochi anni la squadra riesce a risalire fino alla Serie C. Sulla panchina in quel periodo si alternano i vari Sampietro, Cianchi, Arbuatti e Moscatelli, che allenano anche il settore giovanile e la squadra femminile.
Dopo alcune stagioni da protagonista in C, a inizio anni ‘00 per il Volley club Orte si presenta l’occasione di provare un’esperienza nelle serie nazionali. Un salto addirittura doppio, direttamente in serie B1. Per qualcuno è una follia, ma non per Madonna, uomo a cui non manca certo il coraggio: “Erano già un paio d’anni che sfioravamo la promozione in B2 – ricorda -. Ormai ci sentivamo pronti per un salto di qualità e cominciavamo a essere un po’ frustrati nel vederlo sempre svanire all’ultimo. A un certo punto ci contattò il Civitavecchia: loro facevano la B1, ma avevano deciso di rinunciare e ci proposero di prendere il loro posto. In cambio, noi gli cedemmo il titolo di serie C”.
Per il debutto nelle categorie nazionali, la squadra viene rinforzata dall’arrivo di atleti di livello, come Mariani, Serrani e Migliosi. In panchina viene chiamato il viterbese Claudio Quaglia, nome noto della pallavolo nella Tuscia.
Nel 2002 le ambizioni del Volley club crescono ancora, grazie a un notevole sviluppo del settore giovanile. Oltre ai ragazzi già al lavoro nei campionati territoriali, la società preleva i cartellini di numerosi talenti pescati dal bacino di Roma e dintorni: nomi come Elia, Mazzolena, Tomatis o Del Mastro, di cui si sentirà parlare ancora a lungo in giro per l’Italia. E poi un giovanissimo Daniele Di Muzio, che ancora oggi, insieme a Mattia Madonna, veste la maglia del Volley club Orte.
Grazie a questi nuovi arrivi, l’Orte prende parte al campionato Under 20 nazionale, chiudendo al sesto posto assoluto. Nello stesso periodo, numerosi ragazzi tesserati con la società vengono convocati per un torneo internazionale universitario in Polonia.
Il grande sogno della Serie A, balenato per qualche momento nelle fantasie della dirigenza ortana, non si concretizza e così negli anni seguenti il Volley Club continua a barcamenarsi tra B1 e B2, con allenatori come D’Alessio, Di Marco e altri.
La squadra rimane a livelli nazionali anche a cavallo del nuovo decennio, quando il palazzetto di Orte viene chiuso per tre anni per una totale ristrutturazione. In questo periodo la squadra viene ospitata a Civita Castellana.
Il ritorno a casa si rivela piuttosto difficile. I risultati scarseggiano, con la squadra costantemente confinata nei piani bassi delle classifiche, e il pubblico ortano sembra essersi disaffezionato alla pallavolo, tutto preso com’è a seguire la straordinaria galoppata della società di calcio a 5 verso la Serie A1.
Un segnale di rilancio arriva nel 2014, quando Madonna fa venire a Orte mister Ruben Timpanaro, un veterano di mille battaglie argentino capace di miracoli con la sua grinta tutta sudamericana. Timpanaro è determinante nella crescita di molti giovani, ma nel 2016, anche a causa di infortuni a catena e di una rosa rivelatasi troppo corta, non riesce ad impedire la retrocessione in Serie C della squadra.
Dopo oltre quindici anni di assenza, il Volley Club Orte torna nelle serie regionali, e lo fa con un terzo posto e la sconfitta nei playoff promozione. A fine anno la società viene comunque riammessa a partecipare alla Serie B.
Si arriva, quindi, al 2017/18 e al compimento dei venticinque anni di storia, di nuovo nelle categorie nazionali. Allenata da Sacchinelli e Di Marco, la squadra occupa attualmente il nono posto in classifica, guardando con fiducia all’obiettivo della salvezza.
Nel frattempo, il sempre vulcanico Madonna continua a portare avanti la sua creatura con incrollabile entusiasmo. Oltre ad aver ricreato una “squadra B” per i giovani ortani, si sta attivando anche per promuovere un movimento viterbese di sitting volley, la pallavolo paralimpica. “Nelle prossime settimane organizzeremo una festa per celebrare i venticinque anni della società – spiega – e in quell’occasione ci sarà una dimostrazione di sitting volley da parte dei nostri atleti. Ovviamente saranno invitati anche i rappresentanti del comitato paralimpico di Viterbo, con cui siamo già in rapporti da mesi, nella speranza che si riesca ad allestire una squadra di qui a poco”.
Quando gli si chiede di fermarsi per un bilancio di questo primo quarto di secolo, Madonna si fa più riflessivo. “Quando abbiamo creato il Volley Club Orte, ero sicuro che nella nostra città ci fossero le condizioni per sviluppare un progetto. Tuttavia non pensavo che saremmo riusciti a reggere l’impatto della crisi e la concorrenza di altre società molto forti sul territorio. Dopo alterne vicende, adesso posso dire che stiamo facendo il massimo di quello che è possibile con le risorse a disposizione. Cosa farei se avessi più soldi? Non lo so, perché i soldi sono importanti, ma non bastano da soli a far funzionare le cose. Di sicuro mi piacerebbe potenziare il settore giovanile”.
Alessandro Castellani
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