Viterbo – “Costretto dalla campagna stampa contro di me di Paolo Gianlorenzo a stare fuori dalla politica per cinque anni”. Così Francesco Battistoni alla sua prima uscita pubblica da senatore.
Questo giovedì il neo eletto rappresentante di Forza Italia a Palazzo Madama ha avuto il suo primo incontro pubblico in tribunale, dove è stato sentito come parte civile alla prima udienza dell’ennesimo processo per diffamazione in cui è parte offesa contro il giornalista Paolo Gianlorenzo.
Gianlorenzo e Battistoni si sono incrociati appena, perché il processo, fissato per la mattina, è slittato al pomeriggio e l’imputato, a una certa ora, se ne è andato per altri impegni. Ha invece atteso pazientemente il suo turno la presunta vittima, pronta a fornire al tribunale la sua versione.
In aula è subito tirata aria di “macchina del fango” mentre Battistoni spiegava le ragioni che lo hanno spinto a querelare il direttore di un quotidiano on line al giudice Elisabetta Massini, per un articolo pubblicato dal sito il 7 febbraio 2013.
“L’articolo è stato l’ultimo di una lunga serie – ha sottolineato Battistoni – pubblicato subito dopo le elezioni regionali di cinque anni fa, cui non sono stato candidato per via della sua campagna stampa contro la mia persona, dove vengo attaccato, paragonato a personaggi come Maruccio e Fiorito, mi si dà del cabarettista e si incita la gente a menare le mani perché io non sia più candidato ed eletto”.
“La conseguenza – ha proseguito il senatore di FI, spiegando le ripercussioni sulla sua carriera di uomo pubblico – è stata che per cinque anni non ho più rivestito cariche politiche. Anche perché c’era sempre ‘qualcuno’ che si prendeva puntualmente cura di inviare gli articoli scritti da Gianlorenzo contro la mia persona alla direzione del partito”.
Durissimo il botta e risposta tra lo storico avvocato di Battistoni, Enrico Valentini, e il difensore di Gianlorenzo, Franco Taurchini, che insisteva sul perché il senatore non avesse chiesto al cronista la cancellazione del pezzo o una rettifica.
“Lei è il suo avvocato, dovrebbe sapere perché non ho contattato Gianlorenzo, conosce tutte le vicende”, la risposta di Battistoni. “Capisco che lei è un politico e ha sempre la risposta pronta”, ha ironizzato Taurchini. “Lei è altamente offensivo, non si permetta più di rivolgersi in questo modo al mio assistito, non le permetto di insultare nessuno”, la replica di Valentini.
Tornata, per poco tempo, la pace, Battistoni ha spiegato al giudice i precedenti per cui non ha neanche pensato di chiamare il giornalista: “Non ho chiamato Gianlorenzo per chiedergli di togliere l’articolo per via dei rapporti deteriorati a causa della campagna stampa che da tempo stava conducendo contro di me e perché sapevo che sarebbe stato inutile”.
“Gianlorenzo le ha portato bene, visto che ora è senatore”, ha risposto Taurchini, cercando di avere l’ultima parola e provocando di nuovo le ire di Valentini, chiedendo a Battistoni se sia stato mai indagato per la Rimborsopoli che nel 2012 ha provocato la caduta della giunta Polverini, ovvero le vicende per cui è stato condannato l’ex capogruppo del Pdl alla Regione, Franco “er Batman” Fiorito.
“Sono stato prosciolto dopo il primo interrogatorio, senza alcuna richiesta di rinvio a giudizio”, ha risposto il senatore, togliendosi un sassolino dalle scarpe. “Colgo l’occasione per ricordare che sono stato io a sfiduciare Franco Fiorito e a portare alla luce lo scandalo politico” ha detto Battistoni.
Fatto sta che l’accanimento della difesa da una parte e l’evidente livore della parte civile dall’altra hanno convinto il giudice Massini a chiedere a Battistoni se alla base di tanta inimicizia ci siano dissapori personali: “Per me non c’erano ragioni di inimicizia. Non so per lui, bisognerebbe chiederglielo”. “Ce lo spiegherà Gianlorenzo quando sarà ascoltato in aula”, l’ultima battuta di Taurchini.
L’imputato avrà tutta l’estate per pensarci, se vorrà rispondere. Il processo è stato infatti rinviato al 15 ottobre, per sentire l’imputato e due testimoni della difesa. E potrebbe essere anche il giorno della sentenza.
Silvana Cortignani
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