Viterbo – Il giornalista Paolo Gianlorenzo di nuovo a giudizio.
La pm di Viterbo Chiara Capezzuto ha firmato il decreto che vede Paolo Gianlorenzo imputato, si legge nell’atto, di minaccia e diffamazione nei confronti di Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Per entrambe le ipotesi di reato, datate tra agosto e ottobre 2019, la pubblico ministero sottolinea la “recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale” del giornalista.
Gianlorenzo è accusato di minaccia perché in un messaggio Whatsapp a una responsabile del Codacons avrebbe “minacciato di un male ingiusto – scrive la pm Capezzuto – Rienzi, presidente dell’associazione, scrivendo all’interno della conversazione la seguente espressione: Adesso glielo do io il tabacco del moro a questo pseudo avvocatucolo che non si immerge nelle acque locali”.
Tre invece gli articoli giornalistici in cui la procura vede il reato della diffamazione, con Gianlorenzo che avrebbe “offeso la reputazione di Rienzi”. “Il testo – mette nero su bianco la pm Capezzuto -, nella sua interezza e rafforzato da immagini, era caratterizzato da insinuazioni, offese personali, ambiguità allusive e da affermazioni su fatti non veritieri volti a gettare discredito e sospetti sull’onorabilità e credibilità della persona offesa (Rienzi, ndr) nonché dell’associazione dallo stesso rappresentata”.
In un paio di articoli Gianlorenzo chiama Rienzi “lo smutandato” e pubblica foto del presidente del Codacons in biancheria. “Nell’articolo – spiega la pm – sono state allegate alcune foto relative a una pregressa azione contro il caroprezzi intrapresa dalla parte offesa, in occasione di una candidatura elettorale, il cui motto era ‘Ci hanno ridotto in mutande’, sotto una delle quali c’era l’allusiva didascalia ‘Rienzi smutandato’, non facendo alcun riferimento (Gianlorenzo, ndr) al contesto in cui erano state scattate”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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