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Cronaca - Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: "Mi ha minacciato e ha violato la mia privacy, l'ordine dei giornalisti lo deve radiare"

Il questore ammonisce Paolo Gianlorenzo: “Comportamento in base alla legge o denuncia per stalking”

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Codacons - Carlo Rienzi

Codacons – Carlo Rienzi

Viterbo – Il questore ammonisce il giornalista Paolo Gianlorenzo: “Comportamento in base alla legge o sarà denunciato per stalking”.

Nel provvedimento, il questore di Viterbo Massimo Macera scrive: “Paolo Gianlorenzo deve tenere una condotta conforme alla legge nei confronti” di Carlo Rienzi, presidente dell’associazione Codacons. “Qualora – prosegue Macera – continui a mantenere comportamenti analoghi, sarà denunciato ai sensi dell’articolo 612 bis del codice penale”. Ovvero per stalking. Gianlorenzo potrebbe essere denunciato “indipendentemente – avverte il questore – da un atto di querela, attesa la procedibilità d’ufficio per tale delitto nei confronti di un soggetto già ammonito”. In caso, “la pena della reclusione fino a sei anni e sei mesi – conclude Macera – sarà aumentata”.

Ma da cosa deriva il provvedimento del questore di Viterbo? Lo spiega telefonicamente a Tusciaweb il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “Tutto nasce da una serie di minacce che Gianlorenzo, attraverso la pubblicazione di articoli, ha iniziato a fare dopo che l’associazione, nel 2019, ha criticato il sindaco di Tarquinia di cui ne era il portavoce. Gianlorenzo, che è abituato a usare i suoi blog per intimidire le persone e che è stato anche in carcere, ha scritto un sacco di cazzate sul Codacons e su di me. Ha pure fatto una serie di minacce del tipo: ‘Gliela faccio scontare io a questo avvocato’ o ‘Glielo do io il tabacco del Moro’, che è un formula per dire che mi avrebbe dato le botte”.

Ma, stando al racconto di Rienzi, non sarebbe finita qui. “Ha calunniato – continua il presidente del Codacons – l’associazione e ha pubblicato delle mie foto in mutande. Ha divulgato, con tanto di dettagli, l’indirizzo preciso della mia abitazione. Ha pesantemente violato la mia privacy, mettendo l’indirizzo a disposizione di chiunque ed esponendomi a possibili aggressioni e ritorsioni. Una volta si è presentato a un’udienza che stavo discutendo e, pur non potendoci stare, si è messo a guardare e ad ascoltare. Tutte le malefatte di questo signore hanno provocato in me uno stato di ansia e paura, per la mia incolumità e per quella della mia famiglia, tale da costringermi ad alterare le abitudini di vita: mi ha costretto a mettere un sistema d’allarme in tutta casa e a interrompere le vacanze estive perché, tramite gli articoli, mi ha minacciato di prendermi a botte”.

Della vicenda se ne è occupato anche il Tar del Lazio, che in una sentenza scrive: “Il provvedimento monitorio può trovare sostegno in un quadro da cui emergono, anche sul piano indiziario, eventi che recano un vulnus alla riservatezza della vita di relazione o, su un piano anche solo potenziale, all’integrità della persona”. “Gli articoli – continua il Tar -, nell’attaccarne l’attività, individuano Rienzi nei luoghi dove trascorre le vacanze con la propria famiglia, descritti con elementi idonei a una puntuale localizzazione dei luoghi dove si svolge la vita intima e privata”. “Le sopra esposte circostanze – prosegue il Tar -, verosimilmente, nel loro insieme, sono idonee a generare stato d’ansia”.

Nella sentenza i giudici amministrativi fanno riferimento anche a una “lettera al questore dove quest’ultimo (Gianlorenzo, ndr) prospetta ‘azioni legali rivolte nei confronti di tutti coloro che si sono resi complici, con questo grave atto di censura, tutelato con l’articolo 21 della nostra Costituzione, pur sapendo che ci sono altri mezzi per procedere contro il sottoscritto'”. Ma il Tar spiega che “l’ammonizione non ha ad oggetto la libertà di stampa né incide sulla libera espressione del pensiero, e, trattandosi di una misura preventiva che consiste in un mero invito orale, appare volta anche a evitare, dove possibile, il ricorso alla tutela penale”.

Rienzi afferma: “Gianlorenzo ha preso il ricorso e ha scritto alle testate che il consiglio di stato ha annullato la sentenza del Tar. Una follia e una menzogna. Ha le traveggole, perché un appello non è una sentenza. Il consiglio di stato, infatti, non si è ancora pronunciato. Quanto diffuso da Gianlorenzo non è corretto e verrà presentato un esposto per tentata truffa nei confronti dei giornalisti e diffusione di notizie false. Nel 2019, ovvero dalle prime minacce, già ne è stata chiesta la sospensione dall’ordine dei giornalisti, ma ora ne verrà chiesta la radiazione dall’albo. Gianlorenzo – conclude Rienzi – è un soggetto pericoloso. Contro di lui, tra me e il Codacons, ci sono già una causa penale e una civile per calunnia e diffamazione”.


Presunzione di innocenza – In caso di querela

La querela è semplicemente l’atto, di chi si ritiene persona offesa o pensa di aver rilevato irregolarità, per chiedere l’intervento della magistratura per procedere nei confronti dell’autore di un presunto reato. Si tratta di accuse di parte e tutte da dimostrare, quindi. L’indagato è tale per un atto dovuto.

Nel sistema penale italiano vige sempre la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 maggio, 2020

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