Viterbo – Arrestato e denunciato due volte in tre giorni dopo avere scaraventato a terra la convivente davanti al figlioletto di tre anni in piazza Unità d’Italia, un trentenne viterbese se la cava con una condanna a due mesi di reclusione, pena sospesa e non menzione. All’imputato, inoltre, è stato revocato il divieto di avvicinamento alla donna, una 26enne, aggredita lo scorso settembre al Sacrario durante una scenata di gelosia.
L’accusa aveva chiesto una condanna a due anni per maltrattamenti e lesioni aggravate, ma il giudice Giacomo Autizi, sentito il difensore Giuseppe Picchiarelli, ha riqualificato i due reati in quelli meno gravi di minacce e percosse, quest’ultimo perseguibile solo a querela, senonché la vittima ha ritirato la denuncia nel corso del processo.
Il giovane, d’origine bosniaca, nel frattempo, ha scontato tre mesi di arresti domiciliari, poi è stato per un periodo a Villa Rosa e attualmente si trova, volontariamente, presso il Ceis per proseguire il percorso di recupero.
Il 21 settembre dell’anno scorso, in piazza Unità d’Italia, fu fermato dalla polizia, accorsa sul posto nel primo pomeriggio, dopo l’allarme lanciato dal cognato e da alcuni passanti, che non sarebbero riusciti a trattenerlo mentre, in preda all’alcol, si sarebbe avventato sulla convivente in preda a un raptus di gelosia. Tre gli episodi contestati all’imputato, commessi tra il 2015 e il 2017.
Da allora sono trascorsi otto mesi. La donna fu medicata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle. Con una spinta, il compagno l’avrebbe scaraventata a terra, provando poi a colpirla con ulteriori pugni. Fortunatamente andati a vuoto.
Ristretto ai domiciliari, il trentenne si è fatto nuovamente arrestare, stavolta per evasione, avendo lasciato l’abitazione per recarsi sotto l’asilo frequentato dal figlioletto. Riportato a casa, ha quindi tentato di tagliarsi le vene, chiamando lui stesso in soccorso i poliziotti che poco prima lo avevano fermato mentre cercava la 26enne fuori scuola. “Io la amo. Ho fatto tutto questo per amore”, si sarebbe giustificato.
Poche ore dopo, non contento, si è fatto denunciare anche per porto abusivo d’arma, il giorno dell’udienza di convalida, essendo salito con un coltello a serramanico sulla macchina della polizia, passata a prenderlo a domicilio per portarlo in tribunale. Ieri il processo davanti al giudice Giacomo Autizi che, nonostante a settembre abbia confermato i domiciliari, ha inflitto al trentenne una pena mite.
Silvana Cortignani
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