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Tribunale - Civita Castellana - Prosciolti gli otto attivisti del movimento "perché il fatto non è previsto dalla legge come reato"

Incursione di Casapound al comizio di Ruotolo, tutti assolti

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Sandro Ruotolo

Sandro Ruotolo

 
L'incursione di CasaPound all'incontro con Ruotolo

L’incursione di CasaPound all’incontro con Ruotolo

L'incursione di CasaPound all'incontro con Ruotolo

L’incursione di CasaPound all’incontro con Ruotolo

L'incursione di CasaPound all'incontro con Ruotolo

L’incursione di CasaPound all’incontro con Ruotolo

L'incursione di CasaPound all'incontro con Ruotolo

L’incursione di CasaPound all’incontro con Ruotolo

L'incursione di CasaPound all'incontro con Ruotolo

L’incursione di CasaPound all’incontro con Ruotolo

Civita Castellana – Incursione di Casapound al comizio di Ruotolo, tutti assolti perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

Alla fine ha avuto ragione la difesa che, definendo l’episodio una “goliardica manifestazione”, aveva chiesto il proscioglimento ex articolo 129 degli otto attivisti viterbesi del movimento di estrema destra, in quanto il reato di cui erano imputati sarebbe stato impossibile da contestare.

Per la procura erano colpevoli di “turbativa di una riunione di propaganda”: “Ma secondo la normativa speciale in materia di propaganda elettorale, il reato in questione vale solo per le elezioni a camera e senato – ricorda il difensore Domenico Gorziglia – mentre il decreto non fa riferimento alle elezioni regionali”.

E siccome non ci sono dubbi che si trattasse proprio di “un comizio elettorale per le regionali” la giudice Silvia Mattei, che si era riservata, ieri ha posto fine alla vicenda chiudendo il processo con l’assoluzione di tutti gli imputati “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.

L’episodio fece clamore. In tutti i sensi. Era l’11 febbraio 2013 quando un gruppo di militanti neofascisti tra i 25 e i 33 anni fece rumorosamente irruzione, armato di trombe da stadio e megafoni, al comizio del giornalista Sandro Ruotolo in corso a di Civita Castellana, srotolando un’enorme striscione con la scritta Casapound.

“L’irruzione è durata 1-2 minuti, ma la gente ha avuto paura, si è creato allarme, Ruotolo cercava le forze dell’ordine che non c’erano, io ho fatto quattro fotografie, poi mi sono messo tra lui e quelli di Casapound per evitare contatti”, ha raccontato durante il processo un testimone.

Accadde nel pieno di una sentitissima campagna elettorale, in cui Ruotolo era candidato governatore della Regione Lazio per la lista Rivoluzione Civile guidata dall’ex pm antimafia Antonio Ingroia.

All’improvviso, gli attivisti di Casapound avrebbero fatto irruzione nella sala “Pablo Neruda”, scandendo slogan e insulti.

I protagonisti vennero rintracciati e identificati poco dopo dalle forze dell’ordine, poi denunciati per il reato di turbativa di riunione pubblica, previsto dalla normativa speciale in materia di propaganda elettorale. Ieri, a distanza di oltre cinque anni, per tutti è arrivata l’assoluzione.

Silvana Cortignani


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12 maggio, 2018

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