Viterbo – “Il servizio sociale, che disattende da più di quindici giorni l’ordinanza del giudice che lo obbliga a calendarizzare gli incontri protetti tra me e mia figlia, non ha ancora provveduto a indicare una data”. È la denuncia, sul quotidiano La Nuova Sardegna, della madre della bimba contesa tra lei, che vive in Sardegna, e il padre che invece lavora e risiede a Viterbo.
“L’assistente sociale viterbese che ha in carico la pratica – continua la donna – oppone all’ordinanza sue proprie e ulteriori condizioni ai già restrittivi incontri protetti disposti dal giudice. La funzionaria, seppur consapevole della mia condizione economica e della distanza anche fisica tra me e la bambina, impone che preliminarmente agli incontri protetti mi debba sottoporre ad almeno tre colloqui conoscitivi escludendo qualsiasi contatto con la bimba”.
A inizio luglio i carabinieri hanno eseguito il provvedimento del giudice di Viterbo che stabilisce che la piccola deve essere sottratta alla mamma per essere portata nella città dei Papi. Secondo le indicazioni del giudice, la madre potrà vedere la figlia solo nei giorni stabiliti. Due ore al mattino e due alla sera, e in modalità protetta. Ovvero, gli incontri dovranno essere videosorvegliati e registrati.
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