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Marta - Gli inquirenti vogliono effettuare l'esame biologico su dello scotch per verificare se ci sono tracce del 58enne arrestato - Al vaglio anche gli ordigni

Piazza bombe a casa della ex, l’indagato: “Fatemi il test del Dna”

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Carabinieri

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Marta – “Sì al test del Dna, perché sono del tutto estraneo alla vicenda”. A.B., il 58enne accusato di aver disegnato falli e piazzato delle bombe artigianali a casa della ex, tramite il suo legale, l’avvocato Samuele De Santis, si dice “disposto, in qualsiasi momento, a sottoporsi al prelievo del Dna”.

Gli inquirenti vogliono infatti effettuare un esame sullo scotch utilizzato per fabbricare gli ordigni al fine di scoprire se il Dna, su delle eventuali tracce di saliva, corrisponda a quello dell’indagato che sostiene di essere “del tutto estraneo alla vicenda”. Ma sotto la lente del Ris di Roma finiranno anche le pipe bomb e il tubo esplodente di fattura artigianale, sequestrati il due aprile scorso a Marta. Sul terrazzo della donna, originaria dell’est Europa e che, secondo l’accusa, sarebbe stata perseguitata per mesi dal 58enne viterbese con cui aveva avuto una relazione sentimentale.

A.B. è ai domiciliari, con il braccialetto elettronico, da maggio. Le accuse sono di violenza sessuale e stalking, contestategli dopo il ritrovamento, a gennaio 2017 e aprile 2018, di due ordigni artigianali sul balcone della casa dove vive la ex convivente, una 45enne d’origine romena che lo ha più volte denunciato. 

L’uomo, nottetempo, si sarebbe anche recato sotto casa della ex, disegnando falli giganteschi e riempiendo le pareti di frasi ingiuriose. Nel caso delle bombe, la sezione dell’arma che svolge attività tecnico-scientifica nell’ambito delle indagini preliminari, oltre ad effettuare il test sull’esplosivo, dovrà effettuare anche l’esame biologico sul nastro adesivo strappato con i denti e le impronte digitali rilevate sui manufatti artigianali. 

Gli atti persecutori sarebbero cominciati nell’ottobre 2016 e proseguiti fino a maggio. Lo scorso 2 aprile l’intervento a Marta degli artificieri. Erano circa le otto e mezza del mattino quando, scattato l’allarme bomba, oltre ai carabinieri, si precipitarono sul posto anche gli esperti di esplosivi, sequestrando un oggetto artigianale, realizzato con delle batterie inserite in un tubo da cui uscivano dei fili, il quale non avrebbe però avuto capacità deflagrante.

Il 58enne, indagato anche per resistenza a pubblico ufficiale, minacce e danneggiamento, è finito ai domiciliari a maggio perché il susseguirsi degli eventi e i numerosi episodi persecutori, oltre alla vittima, avrebbero fortemente scosso anche la popolazione e destato allarme sociale nell’opinione pubblica del piccolo centro lacustre dove risiede la donna.

Nelle oltre cento pagine di ordinanza d’arresto i carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo, della compagnia di Montefiascone e della stazione di Marta hanno ricostruito decine di episodi avvenuti in un anno e mezzo. Messaggi d’amore, seguiti da pesanti minacce di morte. Perché il 58enne non si sarebbe arreso alla fine della relazione. Stalking e aggressioni, che hanno fatto finire la donna anche al pronto soccorso, dove i medici hanno attivato il protocollo rosa per le vittime di violenza.  

Le pipe bomb, il 58enne avrebbe imparato a costruirle su internet. E una notte si sarebbe anche improvvisato writer, recandosi sotto casa della 45enne e riempiendo il muro di enormi falli e frasi ingiuriose.


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17 luglio, 2018

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