Graffignano – Accusato a 42 anni di perseguitare una diciassettenne, in aula viene difeso prima dalla vittima e poi anche da un amico, secondo il quale tra i due non ci sarebbero contrasti e anzi sarebbe la stessa giovanissima a cercare tuttora l’amicizia dell’imputato.
“I loro rapporti sono sempre stati buoni. Anche dopo l’allontanamento, lei continuava a telefonargli e lo seguiva al bar per parlargli”, ha detto il testimone al giudice Silvia Mattei durante l’ultima udienza del processo, lo scorso 24 ottobre.
Protagonisti un quarantenne italiano di Graffignano (difeso dall’avvocato Luca Nisi) e una giovane d’origine romena del posto, diventata nel frattempo maggiorenne.
Tutto è partito da presunti maltrattamenti alla pensilina del bus, denunciati ai carabinieri a metà novembre dell’anno scorso da un’amica e poi avvalorati dalla madre della presunta vittima, secondo la quale l’uomo, finito per ben due volte ai domiciliari, avrebbe perseguitato da tempo e in una occasione anche tentato di investire la figlia con la macchina.
Finito a processo con l’accusa di stalking, alla prima udienza, lo scorso 13 ottobre, il quarantenne è stato difeso dalla stessa vittima: “Siamo amici, ci siamo conosciuti perché lavorava con mio fratello e tra noi è nata una bella amicizia, nonostante la differenza di età. Io mi confido con lui e capita che litighiamo, anche con toni forti e aspri, dicendoci reciprocamente parolacce, ma a lui racconto tutto, dico dei miei problemi personali, della mia famiglia, gli chiedo consiglio”.
E’ emerso che anche dopo l’arresto, la “coppia” avrebbe continuato a scambiarsi lunghe telefonate, anche di due ore, due ore e mezza. Particolare confermato dal testimone sentito il 24 ottobre: “Ho assistito a diverse telefonate fatte da lei a lui, che poi si appartava per parlare con la giovane, anche a lungo”.
Oltre a chiamarlo al telefono, anche dopo l’allontanamento scattato in seguito alla denuncia, la ragazza avrebbe cercato di incontrarlo nonostante l’imputato fosse sottoposto a una misura cautelare per cui doveva starle alla larga: “E’ successo – ha spiegato ancora il teste – che io mi trovassi con lui al bar e che lei arrivasse da dietro all’improvviso, facendogli intendere che voleva parlargli. Al che lui usciva in fretta e furia, per timore che qualcuno dicesse che aveva violato il divieto di avvicinamento”.
Dichiarata chiusa in sole due udienze l’istruttoria, il giudice ha rinviato al 10 aprile per sentire la versione dell’imputato e la sentenza.
Silvana Cortignani
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