Acquapendente – Costa una nuova condanna a Mauro e Andrea Gioacchini la cava di basalto di Acquapendente.
Il 28 giugno 2017 fu una condanna al pagamento di un’ammenda di 5mila euro ciascuno per un presunto ampliamento non autorizzato di 17. 500 metri quadrati.
– Ampliarono una cava senza autorizzazioni, condannati
Ieri invece sono stati condannati dal giudice Silvia Mattei a quattro mesi ciascuno per violazione del vincolo paesaggistico per avere realizzato un lotto.
Nel frattempo, per avere autorizzato un solo lotto invece che tre sono finiti indagati per abuso d’ufficio in concorso l’ex sindaco Alberto Bambini e il responsabile del procedimento Ferrero Friggi. E si tratta proprio di quel lotto per cui sono stati condannati i Gioacchini.
– Acquapendente, indagati sindaco ed ex tecnico comunale
“Una sentenza che grida vendetta, faremo appello”, il commento a caldo dell’avvocato Angelo Di Silvio, difensore dei titolari della società titolare del sito delle Greppe di Torre Alfina, protagonista di un braccio di ferro ultradecennale, che va avanti dal 2006. Parti civili le associazioni ambientaliste Cisa di Orvieto e Assal di Acquapendente, nelle persone di Rita Favero e Marco Carbonara, il cui legale, Massimiliano Luigi Scialla, nel corso del processo ha sempre puntato il dito contro il presunto “far west autorizzativo”.
Una storia infinita quella del vincolo paesaggistico, che c’era stato, ma non c’era più il 12 novembre 2010, quando la ditta ottenne l’autorizzazione del Comune, avviando subito i lavori, come ha spiegato in aula al giudice Silvia Mattei lo stesso ingegnere Friggi. A distanza di sei mesi, però, il vincolo fu ripristinato con decreto ministeriale, al che la ditta fece ricorso dando il via a serie di sentenze opposte.
Tutto in regola per la Regione Lazio, che, dopo una prima resistenza, ha concesso la Via, in seguito a sondaggi e campionamenti per mezzo milione di euro, effettuati a spese della ditta. Non per la Soprintendenza, che per ben tre volte ha proposto vincoli di carattere ambientale e paesaggistici, annullati dal Tar nel 2011.
Secondo gli ambientalisti, dirimente è la sentenza acquisita agli atti, con cui il 7 marzo 2016 il Consiglio di stato ha ripristinato il vincolo, rendendo improcedibile l’ultimo ricorso dei Gioacchini al Tar del Lazio. “A discapito degli interessi della collettività – disse l’avvocato Di Silvio – dall’azienda, che rischia di dover chiudere a fronte di mancati ricavi per milioni, alla trentina di lavoratori che rischiano il posto, allo stesso Comune, che ha perso introiti per 150mila euro l’anno dai diritti di escavazione”.
Silvana Cortignani
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