Cronaca - Fissata l'udienza preliminare per il cognato di Angelo Gianlorenzo, trovato morto la vigilia di Ferragosto del 2016
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 Angelo Gianlorenzo  Tuscania – Omicidio Angelo Gianlorenzo – I Ris in località San Savino  Tuscania – Omicidio Angelo Gianlorenzo – I Ris in località San Savino |
Tuscania – (r.s.) – A due anni e mezzo dalla morte di Angelo Gianlorenzo, l’83enne trovato cadavere alla vigilia di Ferragosto del 2016, il tribunale di Viterbo ha fissato l’udienza preliminare per Aldo Sassara, cognato della vittima.
Il 75enne di Marta è accusato di omicidio, “perché – scrive il pm Massimiliano Siddi nella richiesta di rinvio a giudizio -, colpendolo alla testa e all’addome con un corpo contundente e lasciandolo agonizzante, cagionava la morte di Gianlorenzo”.
Per Sassara la procura di Viterbo ha anche chiesto l’arresto. Ma il gip, a settembre 2016, ha rigettato la richiesta di custodia cautelare “per mancanza di gravi indizi di colpevolezza”. Il pm ha comunque notificato al 75enne l’avviso della conclusione delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio.
Sassara, difeso dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Danilo Scalabrelli, comparirà davanti al gup Francesco Rigato a fine febbraio. Parti offese, rappresentate dai legali Giovanni Bartoletti e Francesco Bergamini, i figli di Gianlorenzo e la moglie, nonché sorella di Aldo Sassara.
Il ritrovamento del cadavere di Angelo Gianlorenzo avviene alle 12,15 del 14 agosto 2016. A fare la macabra scoperta è il figlio, allertato dalla madre perché il padre non era rientrato in casa alla solita ora. “L’ho ritrovato alle spalle del casale riverso a terra – ricorda il figlio della vittima -. In un primo momento ho pensato a un malore ma poi ho visto la testa piena di sangue, la camicia strappata e graffi sulla pancia e il costato. Chiazze di sangue e oggetti sparsi sul terreno, la dentiera per terra e le scarpe sfilate. Ho provato a soccorrerlo, ma non c’era più nulla da fare”.
Quando i carabinieri arrivano sul luogo del delitto trovano accanto al corpo anche un berretto, un paio di scarpe nere, un mazzo di chiavi, frammenti di tegola e un sasso. “Tutti – sottolineano i militari dell’Arma – con tracce ematiche sopra”. Infine monete e banconote. “Il tutto – continuano gli investigatori – in posizione sparsa e tale da far desumere che ci fosse stata una colluttazione”. E vicino a dei tubi per l’irrigazione notano anche “una grossa tegola rustica, riconducibile ai frammenti rinvenuti vicino al cadavere, con tracce ematiche nella parte in cui era spezzata e dei residui piliferi sul bordo”.
Sassara finisce nel mirino degli inquirenti dopo alcune dichiarazioni del figlio della vittima. “Da dieci anni – racconta agli investigatori – abbiamo dei dissidi per degli appezzamenti di terreno e alcune proprietà abitative, con causa al tribunale civile di Viterbo, con mio zio Aldo Sassara. Dieci giorni fa, mentre annaffiavo l’orto, ho sentito un’animata discussione tra mio zio e mio padre, che erano arrivati anche alle mani. Dopo averli separati, ho invitato mio zio ad andarsene. E mentre andava via ha proferito a mio padre la frase: Tanto prima o poi te la fo’ pagare”.
Il 14 agosto 2016 i carabinieri cercarono Sassara per ore. Lo rintracciarono nel pomeriggio in località Malorto, dove ha un secondo appezzamento di terra.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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