Viterbo – Come era vestito Aldo Sassara la mattina del 14 agosto 2016 quando avrebbe ucciso il cognato Angelo Gianlorenzo nelle campagne di San Savino, tra Marta e Tuscania?
Nessuno se lo ricordava, all’udienza di ieri del processo davanti alla corte d’assise in cui il 77enne è imputato di omicidio. Nessuno dei tanti testimoni, tra cui parenti e vicini, ricordava che abiti portasse Aldo Sassara quella mattina, tranne la moglie Caterina Pesci e la figlia Isabella Governatori, che però si sono contraddette su questo e altri particolari. Entrambe hanno riferito cose diverse rispetto a quelle dette a caldo agli inquirenti e entrambe hanno fornito versioni contrastanti l’una dall’altra.
Ma non si tratta della sola incongruenza. Dubbi e contraddizioni sono emersi anche sulla presenza a casa di Sassara, la notte precedente e la mattina dell’omicidio, della nipotina di sette anni e di un altro bambino. Contraddizioni e dubbi anche sul perché la moglie dell’imputato, la mattina del 14 agosto, si sia recata al chiosco della figlia sul lungolago di Capodimonte. La figlia dice a prendere i bambini e la madre a portare la nipotina verso le ore 9.30 e poi a riprenderli tutti e due, verso le 10,30.
“Rifai la deficiente, tu chiacchieri troppo”
Secondo l’accusa e i legali di parte civile dei familiari della vittima, Sassara, padre-padrone, farebbe il bello e il cattivo tempo in casa, dispensando “minacce e intimidazioni in ambito familiare”. “Dalle intercettazioni, si capisca che Aldo Sassara ha il controllo totale della famiglia”, è stato detto, parlando di pressioni enormi sulla moglie. “Rifai la deficiente, tu chiacchieri troppo”, l’avrebbe sgridata l’imputato alle 10,42 del 5 gennaio 2017, mentre erano tutti intercettati. “Dai troppi particolari sulle mie abitudini”, l’avrebbe rimproverata alle 13,58 del 10 gennaio, mentre erano spiati dagli investigatori.
“Una vendetta trasversale verso il figlio finanziere”
Per l’accusa, inoltre, la figlia sarebbe stata convinta dal fratello a fornire una fantasiosa versione alternativa, secondo cui il feroce assassinio di Angelo Gianlorenzo sarebbe stata “una vendetta trasversale verso il figlio Mario che, da finanziere, ha pestato i piedi a qualcuno che poi si è vendicato”. Ma lei, sollecitata dal pm Siddi, ha negato pressioni: “L’ho pensato io perché mi era parso strano che a noi ci avessero sequestrato il casale, rimasto sequestrato un anno, fino al 27 luglio 2017, quando abbiamo trovato tutti gli animali morti scheletriti, anche i cani, uccisi dagli stenti, perché non ce li hanno fatti spostare da un’altra parte. E loro invece pochi giorni dopo hanno portato via il gregge di pecore e il montone e hanno battuto tutto il terreno col trattore con due pale”.
Il giallo dei gilet di colore blu e panna
Per gli investigatori dopo avere massacrato di botte l’agricoltore 83enne marito della sorella, con cui c’erano cause in corso e rancori vecchi e nuovi per motivi di proprietà, Sassara si sarebbe disfatto del gilet che aveva indossato la mattina, in quanto recante tracce incriminanti. L’imputato ripreso dalle telecamere all’andata e al ritorno dal luogo del delitto, non indossa più il gilet che dalle riprese sembra di colore panna o nocciola.
Nel corso della perquisizione domiciliare, secondo il pm Massimiliano Siddi, la moglie, registrata, avrebbe detto ai carabinieri che il marito non possedeva gilet. Ieri in aula Caterina Pesci, 63 anni, ha detto che ne aveva uno blu sull’attaccapanni: “Quando è tornato a casa a pranzo lo indossava”. Ma durante le indagini aveva detto: “E’ tornato vestito come quando è uscito, portava un paio di pantaloni corti e una canottiera scolorita, tra il verde e il celestino. Non si era cambiato”. Poi però ha corretto il tiro, quando è venuto fuori del gilet blu: “La mattina non gliel’ho visto, ma quando è tornato a pranzo ce l’aveva, avrà avuto freddo”. Quel giorno c’erano 35 gradi. “I carabinieri ne cercavano uno color panna”, ha quindi aggiunto, facendo dire al pm Siddi che se lo era inventato, perché i militari, come si sentirebbe dalla registrazione, le avrebbero chiesto solo se Sassara avesse dei gilet e lei ha negato.
Accusa e parti civili hanno chiesto l’acquisizione della conversazione tra la donna e i carabinieri. La corte presieduta dalla presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli si è riservata.
La figlia scivola sulla camicia a quadri
“Mio padre è venuto al chiosco verso le 11,30 del 14 agosto 2016 per portarmi le verdure dell’orto, poi ha preso un aperitivo e verso le 12, 20 è tornato a casa per pranzo”, ha detto la figlia 44enne, titolare di un’attività di noleggio barche sul lungolago di Capodimonte. Poi è scivolata sulla camicia. “Portava pantaloni corti e canottiera blu”, ha detto, mentre negava perfino di sapere dei dissidi tra cognati, universalmente noti, per la spartizione dell’eredità. “Lei a suo tempo disse che suo padre indossava una camicia a quadri non una canottiera blu”, le ha fatto notare il pm Siddi.
Caccia al supertestimone
Al termine dell’udienza fiume, durata circa cinque ora per sentire 5 testimoni, sono state fissate le prossime quattro: si torna in aula il 27 gennaio, il 17 febbraio, il 2 marzo e il 23 marzo.
Nel frattempo è caccia al supertestimone, un bracciante agricolo macedone che la mattina dell’omicidio, mentre stava dietro una siepe, sarebbe stato richiamato da urla provenienti dal terreno della vittima. Per ora se ne sarebbero perse le tracce.
Silvana Cortignani
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