Viterbo – “Se m’evono trovato la maglietta, da mo’ che m’avevano arrestato”. Una frase che ha fatto saltare l’interrogatorio dell’imputato. Nel frattempo i Ris di Roma avrebbero chiesto un rimborso spese alla difesa per venire a testimoniare in tribunale a Viterbo, motivo per cui ieri in aula non si sono visti.
“Se m’evono trovato la maglietta, da mo’ che m’avevano arrestato”. Sembrerebbe un’ammissione di colpa da parte di Aldo Sassara, che secondo la procura si sarebbe cambiato d’abito dopo il delitto, facendo sparire i vestiti sporchi del sangue della vittima. Ma la frase, intercettata dagli investigatori alle 12,26 del 24 agosto di quattro anni fa durante uno dei tanti soliloqui in dialetto martano stretto, mentre l’imputato si trovava sulla sua Chevrolet Matiz, non è mai entrata nel processo.
Fino a ieri quando, svelata dai difensori dei familiari della vittima, ne è stata chiesta anche dal pm Massimiliano Siddi la trascrizione alla corte d’assise alla ripresa del processo al 78enne di Capodimonte accusato dell’omicidio del cognato Angelo Gianlorenzo, l’agricoltore 83enne trovato morto il 14 agosto 2016 nelle campagne isolate in località San Savino tra Marta e Tuscania.
Gli avvocati di parte civile della vittima si sono inoltre accorti di altre due intercettazioni ambientali, fondamentali per l’esame dell’imputato secondo i legali Corrado Cocchi, Francesco Bergamini e Giovanni Bartoletti.
La prima ambientale, non trascritta, è una presunta ammissione relativa al movente, ovvero le annose liti per la divisione dell’eredità paterna tra l’imputato e la sorella, fatta sempre a bordo della Matiz alle 19,24 del 22 agosto 2016. L’altra intercettazione è invece una frase detta a stesso da Sassara alle 19,47 del 5 gennaio 2017, interpretata in modo diverso dalla perita trascrittrice, secondo cui dice “Ce l’ho data”, mentre per i difensori della vedova e dei due figli della vittima direbbe “Io veramente gliel’ho data”.
La giuria popolare presieduta dal giudice Maria Rosaria Covelli, Silvia Mattei a latere, ha accolto le richieste, disponendo immediatamente la trascrizione delle tre frasi e rinviando all’udienza già calendarizzata per il 2 marzo l’esame dell’imputato.
“I Ris chiedono un rimborso spese alla difesa per testimoniare”
“I Ris chiedono un rimborso spese alla difesa per testimoniare”. A sollevare il caso in aula l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta che con il collega Danilo Scalabrelli assiste Aldo Sassara. Lo ha fatto spiegando l’assenza di due carabinieri che avrebbero dovuto essere sentiti come testimoni a favore del presunto omicida.
“E’ stato disposto che fosse onere della difesa citare come testimoni due carabinieri del Ris perché dicessero in tribunale un particolare sottaciuto dall’accusa e cioè che dai vari sopralluoghi effettuati nessun riscontro è emerso riferibile al mio assistito. Ritengo che lo stesso pm avrebbe dovuto citare i Ris perché spiegassero che dagli esami di laboratorio non è emersa alcuna traccia biologica riconducibile a Sassara. Invece è toccato a noi citarli. Peccato che, ed è la prima volta in 24 anni di professione che mi succede, mi sia stato detto che se non è la corte d’assise bensì la difesa a citare i Ris, è a suo carico il pagamento dell’indennità di trasferta. Senza nemmeno specificare a quanto ammonterebbe la spesa”, ha proseguito Mazzatosta.
La corte d’assise, concedendo un nuovo termine, ha confermato che spetta alla difesa citare gli esperti dei Ris che vuole sentire come testimoni. L’avvocato dell’imputato si è riservato. “Vedremo di riuscire a capire quali sarebbero i costi, poi decideremo se rinunciare alla testimonianza dei carabinieri, che noi riteniamo fondamentale”, ha concluso, ribadendo più volte che i Ris non hanno trovato alcuna prova a carico di Aldo Sassara.
Silvana Cortignani
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