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Guerriglia allo stadio - Il 36enne di Farnese: "Non ho lanciato niente, sventolavo soltanto una bandiera" - La difesa chiederà l'abbreviato condizionato all'audizione di un testimone e all'acquisizione dei filmati

Assalto ultras all’Olimpico, oggi il processo al tifoso arrestato a Ponte Milvio

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Guerriglia allo stadio - Alessandro Andreani sventola la bandiera prima del fermo

Guerriglia allo stadio – Alessandro Andreani sventola la bandiera prima del fermo, ma è distante dai facinorosi

Guerriglia allo stadio - Il fermo di Alessandro Andreani

Guerriglia allo stadio – Il fermo di Alessandro Andreani

Guerriglia allo stadio - Il fermo di Alessandro Andreani

Guerriglia allo stadio – Il fermo di Alessandro Andreani

Guerriglia allo stadio - Il fermo di Alessandro Andreani

Guerriglia allo stadio – Il fermo di Alessandro Andreani

Guerriglia allo stadio - Il fermo di Alessandro Andreani

Guerriglia allo stadio – Il fermo di Alessandro Andreani

Farnese – Scontri tra ultras e forze dell’ordine sul Lungotevere prima della finale di Coppa Italia di mercoledì scorso, questa mattina a Roma il processo per direttissima al tifoso 36enne di Farnese che, secondo la difesa, si sarebbe trovato nel posto sbagliato, al momento sbagliato. 

Alessandro Andreani è uno dei tre arrestati con l’accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale in concorso per i disordini a Ponte Milvio del 15 maggio. 

Il giovane si stava recando all’Olimpico con altri quattro amici quando, secondo la versione del difensore Angelo Di Silvio, si sarebbe trovato in mezzo ai facinorosi. Il 36enne, che in base ai filmati stava solamente sventolando una bandiera biancoceleste, è stato fermato dalla polizia in tenuta antisommossa e da personale in borghese, quindi portato in questura dalla Digos. Dopo una notte a regina Coeli, venerdì mattina l’arresto è stato convalidato e Andreani è stato rimesso in libertà col solo obbligo di frima due volte la settimana presso la stazione dei carabineiri di Farnese. 

Il difensore chiederà il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena, condizionato all’audizione di un testimone e all’acquisizione dei filmati. “Si vede chiaramente che il mio assistito era a due passi, ma non insieme ai responsabili degli scontri. Era vestito anche in maniera diversa dai partecipanti al corteo organizzato. Loro indossavano una sorta di divisa: jeans, giubbotto scuro, passamontagna per travisare il volto. Lui aveva un giubbotto smanicato di colore beige e il cappuccio della felpa scura calato sulla testa, ma solo perché stava piovendo a dirotto. E’ stato un clamoroso errore di persona”, ribadisce il legale. 

“Io non ho lanciato niente”, si sente Andreani ripetere più volte alla polziia nel video che lo ha ripreso durante il fermo. Un poliziotto gli risponde: “Come no, ti ho visto io”. Durante l’udienza di convalida un agente ha ribadito di essere stato testimone oculare del lancio di vari oggetti e fumogeni da parte dei tre arrestati, uno solo dei quali ha patteggiato una pena a due mesi e 20 giorni. Gli altri due, tra i quali il 36enne, sostengono invece entrambi di essersi trovati nella zona di Ponte Milvio solo perché si stavano recando allo stadio. 

Circa duecento facinorosi, ma soltanto tre arresti sono il bilancio di un pomeriggio da dimenticare, durante il quale le forze dell’ordine hanno faticato a contenere la massa degli ultras. 

Nel frattempo sarebbe spuntato un video che ritrarrebbe i due teppisti che, a volto coperto, hanno dato fuoco alla vettura della municipale. Durerebbe circa 25 secondi e a riprendere con lo smartphone la scena sarebbe stato un uomo in sella al suo scooter. Uno dei due si avvicinerebbe alla macchina dei vigili , brandendo  un oggetto con cui ha mandato in frantumi il vetro del parabrezza. Secondo gli inquirenti potrebbe essersi trattato della punta della candela del motore. Il complice, invece, avrebbe acceso un fumogeno e lo avrebbe depositato dentro l’abitacolo dell’auto incustodita, facendo divampare l’incendio. 

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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24 maggio, 2019

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