Stupro al pub di Casapound – Il caso a “Chi l’ha visto?”
Stupro al pub di Casapound – Dopo poche ore sono scattate le perquisizioni della polizia
Il caso a “Chi l’ha visto?” – I messaggi in chat
Il caso a “Chi l’ha visto?” – L’allarme lanciato da una persona di cui non è stata ancora resa nota l’identità
Il caso a “Chi l’ha visto?” – L’avvocato della vittima, Franco Taurchini
Viterbo – (sil.co.) – Viterbo come Manduria. Ad esaminare i telefonini sequestrati a Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci, il 19enne e il 21enne in carcere dal 29 aprile per lo stupro nel pub di CasaPound, sarà lo stesso perito cui è stata affidata la consulenza sui cellulari degli otto ragazzi fermati in provincia di Taranto con l’accusa di avere bullizzato e picchiato ripetutamente il pensionato 66enne affetto da disturbi psichici morto in ospedale il 23 aprile.
Il pubblico ministero Michele Adragna, ieri mattina alla presenza delle parti, ha affidato l’accertamento tecnico all’ingegnere pugliese Sergio Civino che si è preso due mesi di tempo per depositare la relazione.
Laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Torino, il professionista è un superesperto, iscritto all’albo dei periti del tribunale di Lecce, considerato uno dei maggiori specialisti italiani nel settore della Digital Forensics, dal 2017 consulente della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere”. Si è occupato anche del processo bis per la morte di Stefano Cucchi e del processo a Manlio Cerroni.
Sarà lui, nei prossimi giorni, a passare al setaccio gli smartphone sequestrati la sera del 12 aprile dalla polizia al consigliere comunale di Vallerano e al militante viterbese di CasaPound, indagati per violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate.
Vittima una donna di 36 anni, conosciuta al Toto’S Pub di via Genova e poi portata all’Old Manners Tavern di piazza Sallupara, dove è stata stuprata a turno dalla coppia che si è ripresa con il telefonino, condividendo il video su due chat, Gruppo Bazzi e Blocco Studentesco, secondo le indagini della squadra mobile coordinate dalla procura della repubblica di Viterbo.
La perizia ha lo scopo di acquisire i contenuti dei cellulari, compreso il recupero dei dati eventualmente cancellati, nonché la ricostruzione delle attività svolte sui dispositivi, per rispondere ai quesiti delle parti relativi all’attività investigativa
Quattro foto e tre filmati, uno della durata di sette minuti, considerato la prova regina, sono stati trovati nella galleria del telefono di Licci, che aveva il cellulare spento quando si è risaputo che la polizia stava facendo perquisizioni in giro, per cui non ha visto i messaggi di allarme inviati dal padre, dal fratello e da una terza persona di cui per ora non è stata resa nota l’identità, tal “Daniele de Bracciano”.
Niente, invece, nello smartphone di Chiricozzi che, secondo l’accusa, avrebbe cancellato tutto dopo avere letto il messaggio inviato, sempre da “Daniele de Bracciano”, sulle chat di Whatsapp.
Il recupero di dati come fotografie o chat cancellate sarebbe però possibile anche nel caso in cui sia avvenuto un hard reset o il ripristino dati di fabbrica dello smartphone, facendo emergere anche eventuali attività di reset della memoria del telefonino, formattazione della scheda flash e della memoria interna e ripristino del dispositivo.
“A distanza di una settimana, a parte che aveva un occhio nero, in più mi ha mostrato, mentre raccontava, una parte della gamba che aveva un grosso ematoma e lividi dappertutto. Si era messa a parlare, a bere e chiacchierare con loro al Toto’s, un po’ di birra, un po’ scherzando, sembravano persone tranquille. Lei non poteva immaginare quello che sarebbe successo dopo, tant’è che si è fidata al punto che quando questi due le hanno detto ‘guarda che noi abbiamo un locale qui vicino, che è nostro, dobbiamo inaugurarlo, che ne dici se andiamo in questo posto, tra l’altro beviamo anche gratis?'”, è tornato a dire in televisione l’avvocato della vittima, Franco Taurchini, intervistato nell’ultima puntata dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”.
“Ha un ricordo nitidissimo del cazzotto preso in faccia, non so quale dei due glielo abbia dato, mi sembra che lei non si ricordasse. E’ stato violentissimo, e da quel momento non si ricorda più niente. La mattina si è ritrovata a casa , senza sapere come c’era arrivata. Si è alza piano piano dal letto, si è andata a guardare allo specchio e ha visto il disastro del cazzotto, l’occhio destro nero, aveva grandi dolori dappertutto, per cui ha deciso di andare all’ospedale. Sono stati i sanitari del pronto soccorso ad allertare immediatamente la polizia”, ha ricordato.
Grazie alla tempestività della denuncia, nel giro di poche ore la squadra mobile è risalita al 21enne e al 19enne e al video che li ha inchiodati, assieme alle botte con cui la vittima è stata massacrata.
Presunzione di innocenza Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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10 maggio, 2019
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