Condividi:Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Ieri il flash mob, organizzato dall'associazione Kyanos, sullo stupro nel pub di CasaPound - Un appuntamento a cui hanno preso parte anche L’altro circolo, Rete degli studenti medi e Usb - FOTO E VIDEO
Viterbo – Il flash mob sullo stupro nel pub di CasaPound organizzato dall’associazione Kyanos
Viterbo – Il flash mob sullo stupro nel pub di CasaPound organizzato dall’associazione Kyanos
Viterbo – Il flash mob sullo stupro nel pub di CasaPound
Viterbo – Il flash mob sullo stupro nel pub di CasaPound organizzato dall’associazione Kyanos
Viterbo – Il flash mob sullo stupro nel pub di CasaPound organizzato dall’associazione Kyanos
Viterbo – “Il femminismo che conta è antifascista”. Queste le parole al centro del flash mob organizzato dall’associazione Kyanos. L’appuntamento ieri pomeriggio a piazza della Repubblica.
Kyanos, L’altro circolo-centro culturale di iniziativa omosessuale, Rete degli studenti medi e Usb si sono mobilitati per dire ‘no’ alla violenza di genere e per ri-accendere i riflettori sulla violenza sessuale, avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 aprile 2019, ai danni di una donna viterbese e per cui sono finiti nel banco degli imputati due giovani, all’epoca dei fatti militanti del movimento di CasaPound. La violenza, avvenuta all’interno dell’Old Manners Tavern, è nota come lo stupro di CasaPound.
Le donne Kyanos hanno deciso di scendere in piazza dopo una lettera anonima pubblicata da alcuni “giornali”. La lettera in questione era stata recapitata anche a Tusciaweb. Ma ovviamente Tusciaweb aveva scelto, per elementari ragioni deontologiche, di non pubblicarla perché anonima, perché non aggiungeva nulla alla vicenda e perché sembrava semplicemente finalizzata a deformare e travisare l’operato delle forze dell’ordine e della magistratura.
Una lettera che poi è stata pubblicata da Tusciaweb solo per chiarire l’iniziativa organizzata dall’associazione Kyanos. Spiegando che non aveva nessun valore, se non quello di fuorviare il lettore. Una vera mistificazione.
Il flash mob ha avuto inizio con alcune partecipanti in maschera bianca disposte ai quattro ingressi della piazza. Poi sono avanzate verso una ragazza, anche lei con il volto coperto. Sul suo viso però anche un velo rosso. Lei come fulcro. Ai suoi piedi la scritta: “Il femminismo che conta è antifascista”. A scandire i passi delle maschere il ritmo di un bongo.
Ogni partecipante ha poi srotolato un cartello. Sono comparse delle scritte, lette ad alta voce. “Un abito scollato, una minigonna non vogliono dire ‘sì'”. “Non adesso significa ‘no'”. “No grazie significa ‘no'”. “Forse dopo significa ‘no'”. “Vattene bastardo significa ‘no'”. “Io sono mia”.
Sullo sfondo un’altra ventina di persone. Anche loro con i cartelli e le scritte tra le mani.
Il flash mob si è chiuso con una presenza maschile dentro il cerchio che, a torso nudo, ha esposto il cartello con la scritta: “Sono mezzo nudo circondato dal sesso opposto eppure mi sento tranquillo. Vorrei lo stesso per le donne”.
In ultimo accanto a lui è arrivata la ragazza con il volto coperto dal velo rosso. Il suo viso era libero, lei era libera. Tutte le partecipanti hanno così levato a loro volta la maschera, in un applauso finale e liberatorio.
In piazza c’era anche il consigliere comunale Massimo Erbetti.
A spiegare l’iniziativa è stata Marta Nori, presidente associazione Kyanos.
“La donna al centro del flash mob è la donna che ipoteticamente ha subito una violenza – spiega Marta Nori -. Le donne intorno con la maschera rappresentano la società e quindi il momento del giudizio e del pregiudizio. L’uomo a torso nudo vuole mostrare che non soltanto il sesso maschile può avere il diritto di girare nudo o con abiti meno coprenti. Lui nel flash mob è al centro di un cerchio femminile. Una donna oggi al centro di un cerchio maschile non può starci, senza avere qualche timore. Poi quando l’uomo e gli altri si tolgono la maschera è il momento in cui tutte diventiamo donne. Non siamo più la società, ma siamo donne. Infine al centro del cerchio arriva anche la ragazza vittima di violenza e lì tutti si stringono intorno a lei in segno di sorellanza e fratellanza. La donna così guarisce perché ha incontrato un’altra realtà”.
La presidente dell’associazione Kyanos ha spiegato anche il perché di questo appuntamento. “Noi dopo la vicenda della violenza – ha aggiunto Marta Nori – ci eravamo imposte un silenzio per rispetto della vittima. Poi con la lettera, uscita su vari giornali, siamo state costrette a rompere questo silenzio che ci eravamo autoimposte. Questo perché era una lettera che per l’ennesima volta rappresentava la donna come carnefice e non come vittima“.
“Abbiamo scelto di organizzare un flash mob – ha concluso Marta Nori – perché in questo modo non abbiamo fatto riferimento diretto alla ragazza vittima dello stupro nel pub dell’Old Manners Tavern. E poi ci piaceva l’idea di lanciare un messaggio chiaro, ma anche liberamente interpretabile soprattutto dagli uomini. Anche perché noi come associazione, anche se femminista, siamo convinti che certi messaggi debbano arrivare anche agli uomini e non solo alle donne”.
Marta Nori ha infine spiegato che l’associazione Kyanos è “pronta per altre attività” perché “è ora di rompere il silenzio”.
Maurizia Marcoaldi
Condividi la notizia:
5 luglio, 2020
Ragazza violentata indagati due esponenti di CasaPound... Gli articoli