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Stupro di gruppo - Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci riportano la loro versione dei fatti in due ore di interrogatorio di fronte al gip Rita Cialoni - Il legale della vittima: “La mia assistita sa che l’unica verità è la sua”
Viterbo – L’arresto di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi di Casapound
Viterbo – L’arresto di Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi di CasaPound
Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo
Viterbo – “Il rapporto sessuale era consensuale”. E’ questa la versione dei fatti che il 19enne Francesco Chiricozzi e il 21enne Riccardo Licci hanno dato al gip Rita Cialoni durante l’interrogatorio di garanzia di questa mattina. Poco più di due ore, circa un’ora a testa, durante le quali i due ragazzi accusati di violenza sessuale di gruppo e di lesioni personali aggravate nei confronti di una 36enne, hanno risposto alle domande della giudice e del pm.
L’episodio si sarebbe consumato nella notte tra giovedì 11 aprile e venerdì 12. Chiricozzi, consigliere comunale di Casapound a Vallerano, e Licci, viterbese, anche lui militante del movimento di estrema destra, avrebbero conosciuto la ragazza al Toto’s pub di Viterbo. Poi l’avrebbero convinta ad andare con loro in un altro locale, l’Old Manner’s Tavern, il circolo privato di Casapound, che si trova in piazza Sallupara, non molto distante da lì.
Qui, secondo le accuse degli inquirenti coordinati dal pm Michele Adragna, la 36enne sarebbe stata aggredita e forse anche “stordita con la droga dello stupro”, come avrebbe ipotizzato lei stessa ai sanitari del pronto soccorso di Belcolle dove è corsa la mattina di venerdì 12 aprile. Poi la violenza sessuale, ripresa in un filmato trovato nel cellulare di uno dei due aguzzini. Immagini che pare siano inequivocabili e che i due avevano ancora salvate nei cellulari.
Dopo alcuni giorni di indagini da parte degli uomini della Digos e della squadra mobile, ieri mattina, all’alba, sono scattati gli arresti. E oggi, dopo la loro prima notte nel carcere di Mammagialla, si è tenuto l’interrogatorio di garanzia di fronte al gip Rita Cialoni.
Ma, secondo quanto riferito dai tre legali dei ragazzi, gli avvocati Marco Valerio Mazzatosta, Giovanni Labate e Domenico Gorziglia, le cose non sono andate come ricostruito dalla procura.
“I due giovani – spiega fuori dal tribunale l’avvocato Giovanni Labate – hanno detto di aver avuto un rapporto che hanno interpretato come consensuale. La persona offesa era consenziente. Una posizione che è giustificata da una serie di elementi che al momento non possiamo spiegare, ma ci sono”.
E avrebbero un senso, seppur diametralmente opposto a quello che ipotizzano gli inquirenti, anche le lesioni sul corpo della donna. “La persona offesa dà una versione generica e confusa – prosegue il legale -. Ci sono delle prove che c’è stato un rapporto. Quanto ai referti medici possono essere giustificati con la versione che abbiamo dato al giudice”.
In che modo lo spiega un po’ più nel dettaglio l’avvocato Mazzatosta. “I filmati non sono esplicativi di tutto quello che è successo – dichiara -. Le lesioni che vengono contestate possono essere compatibili con un rapporto sessuale che è avvenuto su una superficie rigida. Non ci sono ferite al volto”.
Intanto vittima, rappresentata dall’avvocato Franco Taurchini, è supportata da psicologi ed esperti per tentare di superare il trauma per quanto accaduto. “La mia assistita sa che l’unica verità di questa storia è la sua – dice Taurchini -. Ora è distrutta e impaurita. Confidiamo nel lavoro della magistratura”.
Francesca Buzzi
Presunzione di innocenza Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.