Viterbo – “Il prefetto è autorità provinciale di pubblica sicurezza. Il prefetto ha la responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica nella provincia e sovraintende all’attuazione delle direttive emanate in materia”. È il primo comma dell’articolo 13 della legge 1 aprile 1981, n. 121 che regolamenta l’amministrazione della pubblica sicurezza.
Abbiamo cercato con molta attenzione in questa e altre leggi dello stato per capire se il prefetto di una provincia abbia la prescrizione di partecipare a iniziative politiche di partito. Ma, cerca cerca, non ci risulta che un prefetto, funzionario dello stato che risponde al governo italiano e che è governo di tutti i cittadini, debba partecipare a cene elettorali, a feste di decennale e iniziative di ringraziamento post elettorali di questo o quel partito.
No, proprio non c’è la prescrizione. E allora ci sono venute in mente tutta una serie di iniziative di partito a cui ha partecipato il nostro beneamato prefetto Giovanni Bruno.
Ne ricordiamo almeno tre. Anzi quattro. Quattro eventi strettamente politici e di partito. Il primo risale al 22 marzo 2018, Matteo Salvini era a Viterbo dopo l’ottimo risultato elettorale e il governo era là da venire. La serata del segretario nazionale della Lega si conclude in un ristorante viterbese. Il prefetto partecipa alla tavola imbandita della cena di partito della Lega.
Il 10 aprile 2019 è la grande festa della Lega della Tuscia a Tarquinia per il decennale. E chi troviamo tra i festeggianti? Indovinate. Il prefetto di Viterbo. Sì lui: Giovanni Bruno. Immortalato non senza difficoltà dai giornalisti.
Il primo maggio 2019 altra cena di partito, questa volta il segretario della Lega Salvini è anche ministro degli Interni. E alla cena, alla sinistra di Salvini, c’è ancora il beneamato prefetto Bruno.
L’ultimo evento che vogliamo ricordare è accaduto pochi giorni fa. Il 16 maggio. L’occasione è la cena elettorale della Lega con il ministro della pubblica istruzione Marco Bussetti. In questo caso il beneamato prefetto in un primo momento doveva essere nelle tavolata principale con tanto di segnaposto col nome. Ma poi, chissà per quale motivo, si disloca su altri tavoli. Più popolari. Questa volta immortalare il prefetto non è stato possibile. Abbiamo immortalato il segnaposto.
Insomma, abitudini, quelle del prefetto, che non s’erano mai viste.
Va detto che ovviamente queste abitudini non hanno nulla a che fare col fatto che il prefetto presieda a iniziative di partito della Lega. Se si fosse trattato di Rifondazione comunista o di Fratelli D’Italia, lo stupore sarebbe stato il medesimo.
Oltretutto va detto che la Lega e il suo senatore Umberto Fusco fanno il loro mestiere e certo non possono impedire a un prefetto di partecipare alle loro iniziative politiche. La Lega fa il suo mestiere di partito molto bene. Anzi benissimo. Da applausi. Non ci azzecca nulla con la sostanza della questione.
Quello che ci domandiamo è se sia normale che una figura istituzionale tipicamente super partes come un prefetto partecipi a cene di partito. Qualunque sia il partito. E ci partecipi non per garantire l’ordine pubblico, ma per cenare insieme a questo o a quel potente.
Oltretutto non si capisce in quale veste. Di prefetto della repubblica italiana, osservante della costituzione? Di semplice cittadino? Ammesso che questa distinzione si possa fare, va detto che sono accadute cose che ci mettono in forte dubbio che il tutto sia normale.
Il prefetto è il prefetto di tutti. Il ministro degli Interni è il ministro di tutti i cittadini. Il governo a cui risponde il prefetto, come suo rappresentante sul territorio, è il governo di tutti. Sarebbe interessante capire cosa pensa di questa vicenda il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Cosa pensa Conte del suo rappresentante sul territorio al servizio dei cittadini?
Insomma una strana vicenda. E non è finita qui.
Carlo Galeotti
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