Piacenza – Lo spacciatore nigeriano ritratto a terra insanguinato dopo l’arresto non è stato picchiato. “E’ caduto durante un inseguimento”. E la foto che li immortala sorridenti in caserma con centinaia di euro in mano, non ha nulla a che vedere con le indagini. “E’ una vincita al gratta e vinci avvenuta in un bar”.
A dirlo all’uscita dal carcere dopo gli interrogatori di garanzia, è l’avvocato Daniele Mancini, legale dell’appuntato Giacomo Falanga, uno dei sei carabinieri arrestati mercoledì scorso a seguito dell’inchiesta su pestaggi, torture, ricettazione, spaccio di droga avvenuti, per l’accusa, all’interno della stazione di via Caccialupo, a Piacenza.
Falanga “ha risposto alle domande del gip e del pm – sottolinea il suo avvocato – si è professato estraneo a ogni violenza e spaccio, ha un tenore di vita normalissimo e non c’è alcun indizio che faccia pensare che fosse dedito ad attività illecite collegate alla droga”.
A finire in carcere assieme a lui, Angelo Esposito, Daniele Spagnolo, Salvatore Cappellano – unico degli arrestati sentiti ad essersi avvalso della facoltà di non rispondere – e Giuseppe Montella, considerato dal gip al vertice del sistema criminale. L’appuntato – si legge nell’ordinanza – era convinto di poter tenere “qualunque tipo di comportamento, vivendo al di sopra della legge e di ogni regola di convivenza civile”.
Ai domiciliari è finito invece il maresciallo Marco Orlando, comandante della stazione.
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