Viterbo – Il lavoro fotografico di Daniele Camilli, la mostra At home sulle affissioni pubblicitarie del comune 6 metri e 12 metri per 3, è importante. Non solo dal punto di vista fotografico, per la bellezza delle immagini e l’uso originale e dirompente di uno spazio pubblico.
Il lavoro di Camilli è importante anche dal punto di vista sindacale. Questo perché, per la prima volta nella nostra città, racconta anche la formazione di un nuovo soggetto sociale, una nuova classe operaia, fatta appunto di nuovi operai e nuovi braccianti, che vede per protagonisti i cosiddetti stranieri.
Viterbo – L’esposizione fotografica At Home
E uso l’aggettivo “cosiddetto” non a caso. Perché per me, così come immagino pure per Camilli, siamo tutti uomini e donne. Tutti cittadini. E i cittadini che Camilli racconta sono parte fondamentale, e costitutiva, di un nuovo soggetto sociale. Parte fondamentale e costitutiva di nuove forme di conflittualità sociale all’interno di uno spazio urbano che l’emergenza Covid, e a breve le sue conseguenze economiche, ha profondamente trasformato.
Non siamo, quindi, di fronte soltanto ad una foto o a un progetto fotografico, ma a un vero e proprio intervento urbano di tipo militante che, proponendo un oggetto, definisce al tempo stesso un soggetto che passa attraverso un corpo frammentato che va, e pare anche questa l’intenzione dell’autore, ristrutturato sul fronte di una nuova soggettività sociale. Attraverso un’organizzazione capace di rappresentarne bisogni e prospettive.
Viterbo – La sindacalista della Uil Silvia Somigli
Ad esempio, e soprattutto negli istituti tecnici, i figli dei migranti, la cosiddetta seconda generazione, è un dato di fatto da lungo tempo. Studenti, fra l’altro tra i più bravi e promettenti, che rappresentano ormai circa il 30% della popolazione. Ragazzi e ragazze che solitamente proseguono gli studi all’università diventando medici, ingegneri, infermieri, professionisti, insegnanti. La nuova classe dirigente di questo paese.
Viterbo – L’esposizione fotografica At Home
Daniele Camilli, figlio lui stesso di operai e braccianti poveri e sfruttati, ha infine un altro merito che si riflette quotidianamente nelle fotografie che scatta e negli articoli che scrive. Un merito tutto umano. Quello di non essersi mai dimenticato da che parte stare e di lavorare, nel tempo e nella fase storica che ci sono dati e assieme a tanti altri, in direzione di un mondo più giusto e migliore. Per tutti, non solo per pochi. Convinto, e chi lo conosce lo sa, che si possa essere felici soltanto anche quando gli altri, tutti quanti, lo sono.
Silvia Somigli
Articoli: Camilli irrompe sulla scena come mai nessuno ha fatto prima di Davide Ghaleb – Una fetta di realtà raccontata senza patinatura… di Alfonso Antoniozzi – Uno sguardo che va oltre il quotidiano, oltre la Viterbo conosciuta… di Giovanni Arena – Camilli ricorda l’impressionismo, la denuncia, l’impegno “politico” di un Cartier – Bresson di Francesco Mattioli – Camilli racconta la bellezza degli ultimi… di Antonello Ricci – 17 fotografie di 6 e 12 metri in tutta la città per raccontare il Covid a Viterbo – “La vita è come una affacciata di finestra un mattino splendido di sole…”


