Montefiascone – (sil.co.) – “Atti non volti alla comune perizia, prudenza e diligenza medica e, pertanto, censurabili in quanto integranti profili di colpa”.
Lo scrivono i medici del collegio peritale nominato dalla procura nella relazione successiva all’autopsia sul corpo di Aurora Grazini, la sedicenne di Montefiascone morta nella sua abitazione la mattina del 15 febbraio scorso, poche ore dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove la giovane, nel primo pomeriggio del 14 febbraio, sarebbe stata sottoposta a una visita lampo dall’allora primario Daniele Angelini, unico indagato iscritto nel fascicolo aperto per omicidio colposo.
Ma c’è anche dell’altro nella relazione di oltre cento pagine firmata dai quattro consulenti nominati dalla pm Eliana Dolce.
“Un paziente ricoverato all’interno di un pronto soccorso ha diritto di essere visitato da un medico che ha l’obbligo di visitarlo approfondendo i rapporti tra il triage e la prestazione. Tale diritto inoltre è presente anche se fosse un quadro clinico inesistente o comuqnue non meritevole di essere attenzionato in sede di pronto soccorso”, scrivono in un’apposita nota il medico legale Benedetta Baldari della Sapienza, l’anatomo-patologo Vincenzo Arena, il supervisore di terapia intensiva Remo Orsetti e la tossicologa Maria Chiara David.
La nota si riferisce al fatto che alla voce “esame obiettivo” vi sia la descrizione di “condizioni buone”. “Ma – sottolineano per l’appunto gli esperti incaricati dalla procura della repubblica di Viterbo – non risultano indicazioni in merito all’obiettività dell’eventuale visita medica effettuata e come si arrivi appunto a tale definizione, pertanto non vi sono elementi che consentano ai sottoscritti di stabilire rigorosamente se la paziente sia stata o meno effettivamente visitata”.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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