Montefiascone – (re.tu.) – “Lei stava male e loro pensavano che avesse un problema psicologico”. Lo hanno dichiarato al Corriere della Sera Anna Maria Gambetta e Giancarlo Grazini, genitori della sedicenne morta in casa a Montefiascone il 15 febbraio.
Un’intervista in cui ripercorrono le ultime ore della figlia e puntano il dito contro il pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo, chiedendo “chiarezza e giustizia”.
“Le hanno dato quelle gocce e dopo non era più lei – racconta la madre dalle colonne del Corriere -. Non parlava. Si trascinava a fatica. Mica l’abbiamo portata a Belcolle perché aveva una crisi di pianto, non l’avremmo mai fatto. Dicono che non c’era alcun problema fisico. Come potevano saperlo? Non le hanno fatto neanche un emocromo. Aurora respirava male, aveva un dolore al cuore ma parlava e camminava normalmente”.
Ad avvisare la madre, venerdì verso l’ora di pranzo, era stata l’altra figlia, Rachele.
“Corri – le avrebbe detto – Aurora non respira!”.
Da lì la chiamata al 118 e l’arrivo a Belcolle in ambulanza.
“Siamo rimasti 20 minuti – continua il racconto della madre -. Mi hanno chiesto se fosse successo qualcosa nei giorni precedenti. Aveva avuto tosse, febbre, un’infiammazione della pelle. Volevamo farla riguardare, è stata a casa 16 giorni per poi tornare a scuola lunedì. Ha preso un brutto voto in diritto, lo ha raccontato lei stessa a un operatore del 118. Ho pensato fosse un po’ in ansia, l’ho detto al dottore e le hanno dato 15 gocce di En, una benzodiazepina”.
Il padre Giancarlo è andato a prenderle per portarle a casa.
“Il mio rimorso più grande è non averla portata in un altro ospedale – dichiara sempre al Corriere Giancarlo Grazini -. Ci convivrò per sempre. La vedevo così debole. Cercavo di sorreggerla, avevo paura che cadesse. Mi diceva ‘papà non mi strattonare’. Poi non è più riuscita a parlare. Ha respirato male tutta la notte e noi lì con lei, prima io poi la madre, a sistemarle i cuscini, a vegliarla. Non sapevamo che fare, non abbiamo capito. Aurora non si lamentava, non diceva più nulla. Pensavamo che passasse, non che morisse”.
La mattina la madre le ha preparato un tè.
“Tempo di far bollire l’acqua e tornare da lei – dice -. Il suo ultimo respiro è stato lì”.
Il padre ripercorre il calvario dei soccorsi, l’arrivo dell’ambulanza, l’atterraggio dell’elicottero e i tentativi di rianimazione per un’ora e mezza.
“Secondo una dottoressa può aver avuto un’emorragia gastrica – spiega al Corriere -. Lo sapremo dall’autopsia”.
Lui e Aurora erano nati lo stesso giorno, l’11 giugno. “Festeggiavamo insieme. Ora che posso festeggiare?”, ricorda con tenerezza Giancarlo Grazini.
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