Viterbo – “Qui non si tratta di cosa ne pensi della geotermia un politico o l’altro. Qui parliamo di rispetto e di dignità delle persone che Righini ha attaccato e offeso pesantemente”. L’avvocato Fausto Barili, legale di Angelo Ghinassi, primo cittadino di Acquapendente e di Paolo Dottarelli e Andrea Di Sorte, rispettivamente sindaco e vicesindaco di Bolsena, torna sulla vicenda per la quale i suoi tre assistiti hanno denunciato Diego Righini, che in alcuni interventi sulla stampa si firma come manager dell’associazione Geotermia zero emissioni o manager della Itw Lkw Geotermia Italia spa.
“Abbiamo notato come il signor Righini – spiega Barili – continui a commentare sui social le notizie in merito alla nostra azione legale insistendo nel merito delle posizioni, ovviamente contrapposte tra loro, sulla fattibilità dell’impianto di geotermia nell’Alfina che coinvolgerebbe anche i territori dell’Alta Tuscia. Il fatto è, però, che tutto questo non c’entra nulla…”.
Ghinassi e Dottarelli (e precedentemente anche Di Sorte), infatti, non lamentano il fatto che Righini non la pensi come loro sulla questione, ma il modo con cui quest’ultimo li avrebbe attaccati, sui social e sulla stampa, apostrofandoli con toni in alcuni casi anche di sfida.
“Righini parla di confronto, di scontro – continua Barili – ma a noi tutto questo non interessa minimamente. I sindaci di Acquapendente e di Bolsena sono contrari al progetto geotermico perché hanno approfondito la cosa, hanno studiato e verificato gli effetti che avrebbe l’impianto sul territorio e lo hanno fatto in ragione dell’impegno politico che hanno assunto con i cittadini quando sono stati eletti sindaci dei propri paesi. Approfondire e farsi la propria idea dovrebbe essere più che legittimo, o no?”.
Diego Righini, secondo gli assistiti dell’avvocato Barili, ha fatto degenerare un dibattito politico e dialettico con attacchi personali e lesivi della dignità e del rispetto dei due sindaci.
“Ognuno dovrebbe essere libero di esprimere la propria posizione – conclude l’avvocato -. Non si può certo abbassare la testa perché chi non la pensa come te ti aggredisce con insulti, minacce e frasi denigratorie…”.
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Presunzione di innocenza – In caso di querela
La querela è semplicemente l’atto, di chi si ritiene persona offesa o pensa di aver rilevato irregolarità, per chiedere l’intervento della magistratura per procedere nei confronti dell’autore di un presunto reato. Si tratta di accuse di parte e tutte da dimostrare, quindi. L’indagato è tale per un atto dovuto.
Nel sistema penale italiano vige sempre la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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