Milano – La corte d’appello milanese aveva ridotto di 6 mesi la pena a un uomo di 63 anni condannato per aver sequestrato, picchiato e violentato la moglie. Ora, però, la procura generale di Milano ha adesso deciso di impugnare quella sentenza e fare ricorso in cassazione.
L’uomo era stato condannato con rito abbreviato dal tribunale di Monza a 5 anni al termine del processo di primo grado. In secondo grado, però, la corte d’appello aveva ridotto la pena di sei mesi parlando di un “contesto familiare degradato” e “caratterizzato da anomalie quali le relazioni della donna con altri uomini”. I giudici d’appello avevano anche parlato di un uomo “mite” ed “esasperato dalla condotta troppo disinvolta della donna”.
Una sentenza che nei giorni scorsi ha fatto discutere. La procura generale di Milano ha deciso di impugnare la sentenza della corte d’appello e di fare ricorso alla cassazione. Nello specifico, la procura contesta sia la diminuzione della pena che le motivazioni con cui è stata giustificata.
La vicenda risale al giugno dello scorso anno quando una notte, in provincia di Monza, l’uomo 63enne di origine romene aveva sequestrato nella loro roulotte la moglie di 45 anni, anche lei di nazionalità romena, accusandola di averlo tradito con diversi uomini conosciuti su Facebook. Lì l’aveva picchiata e violentata. Ad allertare i carabinieri era stata la figlia.
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