Viterbo – (sil.co.) – Avvocato accusato di estorsione ai danni di una cliente, il processo si è chiuso con un non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.
L’accusa aveva chiesto una condanna a tre anni, ma ieri il giudice Elisabetta Massini, riqualificando il reato in tentata estorsione, ha sancito il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.
Contestualmente alla sentenza, però, il magistrato ha anche riconosciuto, cosa importante ai fini civilistici, la falsità della scrittura privata con cui la presunta vittima avrebbe ammesso il debito.
“Se non mi paghi, ti levo casa”, sarebbe stata la minaccia a una sua ex assistita da parte del legale, un 69enne del foro di Viterbo difeso dal collega Luigi Mancini, che l’aveva difesa in una causa per mobbing. La donna, operatrice scolastica presso l’istituto Canonica di Vetralla, nel 1999 si era rivolta all’imputato, insegnante nella stessa scuola, per un caso di mobbing, poi risolto in via extragiudiziale.
Da quel momento l’avvocato avrebbe iniziato a perseguitarla, pretendendo il saldo di parcelle esorbitanti, fino a ottenere, nel 2011, un decreto ingiuntivo per circa 20mila euro, sulla base di una falsa scrittura privata di riconoscimento del debito. Nel gennaio 2015, nonostante un primo avviso di fine indagini per la vicenda, l’avvocato è riuscito a pignorare la casa della bidella, ottenendo dalla vittima 6mila euro in contanti e il quinto dello stipendio.
Il processo si è chiuso a nove anni di distanza dalla prima denuncia, a quattro anni dal rinvio a giudizio e dopo tre anni dalla prima udienza del novembre 2017.
– “Se non mi paghi, ti levo casa”, avvocato alla sbarra per estorsione
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