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Bilanci di fine anno 2020 - Economia - Intervista al presidente dell'Ance Andrea Belli

“Tra bonus e rigenerazione urbana abbiamo buone prospettive”

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Il pranzo al residence "Aria" - Andrea Belli

Andrea Belli

Viterbo – “Tra bonus e rigenerazione urbana abbiamo buone prospettive”. Il presidente dell’Ance Andrea Belli prova a non essere pessimista, nonostante la pandemia e tutto quello che ha comportato. Dice che alle crisi, il settore dell’edilizia è abituato e questo lo ha aiutato, in qualche modo, a superare anche questa emergenza. Servono subito impegno comune, più slancio e un business plan per la città. Con uno sguardo che va oltre il particolare e che guarda a tutto il territorio.

Che possiamo dire di questo 2020?
“E’ stato un anno – dice Belli – inaspettatamente complicato. Il settore dell’edilizia soffre storicamente dal 2008 e, proprio per questa crisi consolidata, siamo un po’ più resilienti degli altri. Nel 2020, quindi, abbiamo subìto un po’ meno, perché abbiamo continuato a lavorare. L’edilizia, inoltre, è stata al centro dell’attenzione come motore di sviluppo futuro coi superbonus e le agevolazioni che sono stati messi in campo. Provvedimenti che ancora non hanno prodotto i loro effetti e che speriamo possano farlo nel 2021. Il futuro passa attraverso quello e la rigenerazione che sono ormai importanti.

L’anno che si chiude è quindi, dal punto di vista dei dati, rimasto uguale al 2019; certo, molte piccole aziende stanno soffrendo, ma ora vedremo se questi bonus saranno capaci di risollevare il settore e non far subire il tracollo che avranno altri”.

Come il turismo, per esempio.
“Immagino che quello  soffrirà più di noi, quindi prima di lamentarci, cerchiamo di vedere bene la nostra situazione, perché le prospettive che abbiamo sono positive e siamo abbastanza ottimisti per il futuro. Se parliamo di Viterbo, poi, c’è bisogno di uno sforzo maggiore e più che guardare al particolare ci si dovrebbe soffermare sul bene comune per risollevare questa provincia che è tanto bella, ma altrettanto sfortunata. Leggevo dei dati per cui, durante il lockdown, molti hanno cercato casa in campagna e la Tuscia ha avuto un aumento della richiesta dei casali del 123%. In questo momento, infatti, molti romani si sono accorti che vivere in una città durante una pandemia è più difficile che farlo in una provincia. Questa potrebbe essere un’opportunità, anche alla luce del turismo lento che si sta diffondendo ultimamente”.

Cosa manca allora?
“Non c’è una visione comune, ognuno va per la sua strada e invece sarebbe il momento di fare squadra. Noi imprenditori ci siamo, anche perché l’edilizia è conseguente allo sviluppo del turismo, del termalismo e delle infrastrutture. Se la provincia cresce, noi cresciamo. Dopo due anni, in Comune, è stata approvata la delibera sulla rigenerazione urbana e questa insieme ai bonus rappresenta il futuro. Le nuove costruzioni ora sono un po’ ferme, ma c’è tanto da risanare ed è per questo che è importante il supporto delle amministrazioni, anche perché il settore ha bisogno di atti autorizzativi ed ecco perché ci auguriamo che possa finire anche lo smart working, per tornare a interloquire con le persone e superare le difficoltà pratiche”.

Quindi, il ‘Superbonus’ è stata un’opportunità?
“Ha creato tantissime aspettative e quasi tutte le aziende del nostro settore hanno ricevuto tantissime richieste. A oggi, dopo sei mesi che la legge è entrata in vigore, ancora non è partito nessun intervento, perché c’erano complicazioni e chiarimenti da fare. Si parte adesso, ma il problema è che scade  il 31 dicembre 2022, ci auguriamo una proroga ulteriore. Si tratterebbe di efficientare tutte le case e i condomini costruiti negli anni ’60/’70 e quindi con le ‘tecnologie’ di quel tempo. Le costruzioni avrebbero un impatto ambientale migliore e la gente avrebbe case più sane. I cittadini hanno capito l’opportunità della legge, che è perfetta, anche se hanno paura dello Stato e cioè che possa cambiarla in corso d’opera, anche se è impossibile. La fiducia nelle istituzioni è molto bassa, purtroppo, dobbiamo cambiare le cose”.

Immancabile il tema delle Infrastrutture.
“Su questo dobbiamo essere uniti, visto che spesso ognuno tira acqua al suo mulino, per far sì che la provincia ottenga la Trasversale, un collegamento ferroviario dignitoso o quantomeno il raddoppio della Cassia. La città deve crescere ed essere attrattiva. Spesso sento parlare di tanti temi, quando invece bisognerebbe scegliere due o tre obiettivi e perseguirli indipendentemente da tutto. Bisognerebbe fare una scelta, un business plan per la città. Vorrei che si scegliesse una strategia da portare avanti fino in fondo, invece, di vivere alla giornata come spesso si fa per capire dove portare questo posto dopo la pandemia.

Noi una strada l’abbiamo e va verso la rigenerazione e il basso impatto ambientale delle case ed è necessario che tutti ce l’abbiano una per evitare di costruire cattedrali nel deserto”.

Si preferisce la campagna e si svuota il centro che molti vogliono far rivivere ma senza risultati…
“Non si può costringere la gente a vivere nel centro, lo si può fare se lo si rende cool. Come quando si decide di cambiare macchina per quella più nuova, si fa lo stesso per la casa, cercandola più efficiente e di ultima generazione e stesso discorso per i negozi. A parte, che anche il commercio e i grandi centri stanno subendo una crisi visto che si sta spostando tutto sull’online, specie tra i più giovani. Quindi dobbiamo far sì che le attività si specializzino e vendano cose particolari. Se vado nel centro storico e non ho servizi, i parcheggi sono lontani, non ci sono navette o bike sharing, cose che da noi mancano, non ci torno volentieri”.

Ma costruire l’ennesimo centro commerciale fuori le mura non vuol dire dare la “mazzata finale”?
“Secondo me no, perché c’è una clientela per tutto. Tra l’altro, quello sarà un parco commerciale che ospiterà esercizi che in centro non aprirebbero mai, perché ha bisogno di ampi spazi. Inoltre, non farlo qui, spinge la gente ad andare a Porta di Roma. Il commercio in centro si deve specializzare e puntare sul turismo, come accade in Umbria dove i negozi vendono cose tipiche, da noi, invece, ce ne stanno pochi. Non è automatico che se non si fa un centro commerciale la gente va in centro. Torniamo al discorso per cui va fatto un piano per renderlo appetibile, prendendo magari esempio da altre città come Siena. Realizzare un progetto di marketing per creare un brand, visto che questo posto si sposa benissimo anche con la cultura. In questi anni, noi non abbiamo fatto altro che rendere il centro un incubo per chi ci vive e io non ci andrei perché, a oggi, non mi offre alcun vantaggio. Al momento, non ha un’identità e invece si dovrebbe creare”.

Un augurio per il 2021?
“Tra bonus e rigenerazioni, un minimo di speranza ce l’abbiamo, anche se le difficoltà non mancheranno. Continuo a essere ottimista e spero che gli italiani nonostante le remore facciano il vaccino perché l’alternativa sarebbe continuare a vivere questa situazione. Questa è una guerra e dobbiamo usare le armi a disposizione, il vaccino è una di quelle. Io ho sempre creduto nella scienza quindi mi vaccinerò e spero che tutti lo facciano per uscire al più presto da questa situazione e tornare a lavorare. Infine, mi auguro che sia l’anno del rilancio della città e sopratutto della provincia intera che ha tantissimo da offrire”.

Paola Pierdomenico


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27 dicembre, 2020

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