La presidente della camera civile, avvocato Rosita Ponticiello
Viterbo – (sil.co.) – “L’avvocato ha un ruolo sociale, non è solo una questione di competenze professionali”, diceva all’inizio del 2020 la presidente della camera civile Rosita Ponticiello.
Nel frattempo, passato l’annus horribilis 2020 e sperando in un annus mirabilis 2021, la presidente Ponticiello scrive le sue riflessioni sui dodici mesi appena trascorsi e su quelli che verranno. E ribadisce il concetto del ruolo sociale di chi esercita la professione legale, rafforzato dall’esperienza del Covid.
La legale, 43 anni, è stata riconfermata il 15 ottobre 2019 per il secondo triennio consecutivo alla guida della camera civile di Viterbo, costituita nel 2002 e intitolata dal 2016 all’avvocato Carlo Alfonso Pesaresi. Vicepresidente è l’avvocato Andrea Danti, segretario Rita Natoni, tesoriere Stefano Bianchini. Consiglieri Barbara Marzoli, Silvia Tafani e Anna De Cesare. Consigliere supplente Evelin Pistocco.
Orgogliosa delle sue origini: “Sono calabrese da parte di mamma e napoletana da parte di mio padre”. Viterbese d’adozione, dopo la laurea in giurisprudenza alla Sapienza di Roma: “Mio marito faceva il medico qui, io l’ho seguito per amore e per amore siamo rimasti”.
Cosa ricorderò di questo anno trascorso
Da avvocato non potrò dimenticare il pasticcio legislativo che ha caratterizzato tutto questo periodo di emergenza sanitaria non solo per gli strumenti utilizzati, che hanno radicalmente violato tutti i principi che regolano la gerarchia delle fonti del diritto, ma soprattutto per le conseguenze che tutto questo avrà sul sistema giustizia. Contenitori-forma privi di una vera tecnica legislativa che hanno lasciato spazio a confusione, interpretazioni plurime, a decadenze, a limitazioni delle libertà individuali lasciate nel dimenticatoio e non prorogate ma tuttavia ancora di fatto ritenute “in vigore”.
Tutto ciò non farà altro che aumentare potenzialmente i conflitti tra cittadini e pubbliche amministrazioni e, con molta probabilità, condurrà nel lungo periodo ad un aumento delle controversie nell’ambito giudiziale. Dunque, ci troviamo di fronte all’incoerenza più evidente e la trasandatezza legislativa ancora una volta avrà conseguenza serie sul sistema giustizia, toccherà a noi avvocati assumerci l’onere di tutelare i diritti “sacrosanti” dei cittadini ed ai magistrati di riempire le lacune e bonificare gli errori del legislatore.
Allora auspico che vi sia una profonda riflessione e che avvocatura e magistratura vadano verso la stessa direzione rispondendo alle domande di giustizia legate a un bisogno immediato dei cittadini che hanno la necessità di avere certezze perché “gli uomini impareranno a commettere meno ingiustizie quando anche chi non le ha patite parteciperà al dolore e allo sdegno di chi le ha patite” (Solone). Non dimentichiamoci di essere uomini prima che avvocati e magistrati.
Tutto questo riflette quello che la nostra società sta vivendo ovvero la tendenza a dimenticare le relazioni, a non essere empatici. Perché non iniziare da qui. Credo molto nelle relazioni in ciò che ti possono dare anche quando si sbaglia anzi è proprio dagli sbagli che impariamo a riconoscere chi siamo ed a comprendere cosa possiamo fare per ridisegnare quella connessione che probabilmente si ripeterà con un’altra persona.
È questo quello che auguro per il 2021 a me ed a tutti quelli che mi leggeranno perché solo con l’attenzione alle relazioni avremo l’opportunità di abbandonare la cultura della mediocrità che spesso governa le nostre azioni e spinge ad allontanarsi da ogni forma di conoscenza nella convinzione che la “mediocrazia” assicuri la quiete e l’ombra per poter continuare ad agire scaricando ogni tipo di responsabilità. E vi assicuro che c’è una folla in quei corridoi che agisce nel buio ostentando una finta vittoria di umiltà.
Rosita Ponticiello
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