Le immagini delle telecamere e i sei arrestati (il settimo si costituì successivamente)
Viterbo – (sil.co.) – “Operazione Family, i banditi sono stati traditi non solo dai filmati delle telecamere che li hanno ripresi a volto scoperto, ma anche da un paio di scarpe rosa shocking”.
Un particolare finora inedito, rivelato ieri al giudice Silvia Mattei dal luogotenente Agostino Marigliano, oggi comandante della stazione dei carabinieri di Viterbo, all’epoca di Gradoli. Fu tra i primi a indagare sulla banda di ladri composta da tre uomini e quattro donne che dopo avere depredato i viterbesi durante le festività di fine 2014, a gennaio 2015 avrebbero iniziato ad allargarsi, trasferendosi anche in provincia.
La banda è stata sgominata due mesi dopo dalla squadra mobile con l’operazione Family. Family perché erano tutti imparentati tra loro, tra cui due coppie e diversi cugini.
“Ci fu un primo colpo con destrezza in un emporio di Gradoli, dove il 30 gennaio 2015 furono asportati 400 euro dalla cassa. Il 3 febbraio il raid è proseguito a Tuscania, dove sono stati bloccati mentre cercavano di fare il bis. Intuendo che potessero essere le stesse persone, mi sono messo in contatto coi colleghi e la vittima di Gradoli li ha riconosciuti, oltre che dai volti, anche dalle scarpe indossate da una delle donne, di colore rosa shocking, e dal modo particolare con cui portava la borsa”, ha spiegato. Nessun dubbio, secondo il comandante Marigliani, che si tratti delle stesse persone.
Professionisti dei colpi mordi&fuggi
Gli imputati sono tutti esponenti degli storici clan della microcriminalità locale dei Germani, Esposito e Denocenti. Alcuni con curricula giudiziari di spessore, che comprendono violenze, lesioni e rapine.
Le manette sono scattate all’alba del 25 marzo di sei anni fa tra Viterbo, Grotte Santo Stefano e Vetralla. Furono presi in sei, il settimo si è costituito dopo qualche giorno. Gli imputati tuttora a processo hanno un’età compresa tra i 34 e i 44 anni. Gli agenti si sono messi sulle loro tracce in seguito a un’escalation di furti con destrezza negli esercizi commerciali e di razzie dalle auto in sosta, scoprendo in breve il modus operandi della banda.
Furti lampo. Nei negozi entravano in due-tre. Mentre un paio distraevano i commercianti, il complice manolesta frugava nella cassa e nelle borse incustodite dei clienti.
Topi d’auto a caccia di donne e anziani
Ancora più sottili, nelle vesti di topi d’auto. Scatenati, avevano affinato una propria tecnica, agendo non a caso, ma prendendo di mira donne, pensionati e gli anziani in generale. Senza farsi notare, si nascondevano nei pressi delle case delle vittime, aspettando con pazienza che uscissero in macchina.
Dopo di che seguivano i poveri ignari durante l’intero tragitto – supermercato, farmacia, banca, etc – derubandoli (letteralmente) al volo, non appena lasciati per fretta o per distrazione la borsa o il portafogli a bordo. Un colpo di martelletto sul vetro del finestrino e addio contanti. Poi, quando trovavano il bancomat col pin, via di corsa a far man bassa al primo sportello utile dell’intera provvista giornaliera, con prelievi tra i 250 e i 500 euro.
Svelti svelti, prima dell’eventuale sms di allarme al proprietario. Oltre che di furto aggravato in concorso, sono infatti accusati anche di utilizzo fraudolento di bancomat e carte di credito.
Prelievi coi bancomat rubati anche senza il pin
I banditi, che hanno messo in croce automobilisti e commercianti viterbesi sotto le feste di Natale del 2014, sarebbero stati capaci di prelevare con i bancomat rubati anche senza il codice pin. Visionando i filmati della videosorveglianza degli sportelli bancomat, infatti, gli inquirenti si sono accorti che erano in grado di fare con la stessa tessera rubata anche tre prelevamenti da 250 euro l’uno in rapidissima sequenza, riuscendo ad attivare la carta anche senza conoscerne il pin.
“Con ciò potendosi dedurre – si legge nell’ordinanza – che fossero in grado di agire disponendo altrimenti del modo per poter accedere al sistema informatico protetto della banca”. Talmente sfrontati da agire in pieno giorno, senza curarsi di essere ripresi. Sempre con la stessa Fiat Punto grigio metallizzato.
Talmente sicuri di sé da scassinare una vettura sotto gli occhi della proprietaria che, visti i soggetti, li ha lasciati fare e poi è corsa a denunciarli. Nel frattempo, oltre al portafogli con 1500 euro, avevano già fatto ben cinque prelevamenti da 250 euro l’uno con le sue carte bancomat. Perdita secca, 2750 euro. E’ stata proprio lei a dare impulso alle indagini, fornendo i primi preziosi identikit agli investigatori: in due, uno sulla trentina, alto 1.75, coi capelli ricci lunghi sul collo, l’altro sulla quarantina, coi capelli scuri corti rasati sul collo.
Il processo riprenderà il prossimo 26 maggio.
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