![]() Il consigliere regionale Enrico Panunzi |
Viterbo – “La nostra squadra ha agito all’unisono in virtù di un determinato obiettivo”. Enrico Panunzi, consigliere regionale Pd, fa il punto dopo un anno, quello che sta per chiudersi, che ha visto concentrarsi tutti gli sforzi nella risoluzione del Coronavirus.
Un 2020 difficile e incredibile, che dire di più?
“Ci ha sottoposto – dice Panunzi – a delle situazioni imprevedibili e del tutto nuove, addirittura sconvolgenti anche nei modi di vita, di pensare e di immaginare il futuro. Ancora oggi, il momento è complicato. Il vero problema, quando è comparso il virus, è che si pensava si riuscisse a sfangarla dopo al massimo otto mesi, ma non è stato così. E’ stato un anno del tutto anomalo ed è come se avessimo iniziato a vivere in maniera diversa, con problemi diversi e per così dire primordiali”.
In Regione, è stato difficile dover gestire tutto questo?
“La Regione si è attivata immediatamente, facendo delle manovre con le risorse che avevamo e attingendo a quelle dei fondi europei, con una importante presenza nel sociale. Voglio ricordare l’aumento del fondo Pronto cassa a 400 milioni di euro per soddisfare tutte le imprese, il sostegno agli affitti e per ultimo i buoni spesa a ridosso di Natale.
Ha fatto, insomma, quello che poteva e doveva fare e siamo abbastanza soddisfatti, anche per il comportamento nell’affrontare questa pandemia con un sistema che è venuto fuori da poco tempo dal commissariamento della sanità. Siamo una delle tre regioni rimaste sempre in zona gialla e non abbiamo mai subìto stress ospedaliero, sia per quanto riguarda i ricoveri ordinari che per le terapie intensive”.
Perché secondo lei?
“Perché abbiamo preso provvedimenti più restrittivi di quelli generali, che, alla fine, hanno pagato. Tenendo anche conto di un fatto e cioè che abbiamo la Capitale e cioè la città più popolosa con una mobilità importante, forse la più importante del paese e questo la dice lunga su come sono andate le cose. Al di là degli aspetti generali, noi, nel particolare, siamo piuttosto contenti di come ci siamo comportati e di come abbiamo reagito e risposto a questa situazione”.
Per quanto riguarda il suo impegno, di cosa va più fiero?
“Dal 9 marzo in poi, e cioè da quando è stato emanato il Dpcm del lockdown, la nostra squadra ha agito all’unisono in virtù di un determinato obiettivo. Le varie situazioni che stavamo portando avanti, si sono poi rivolte tutte lì. Dal mese di maggio in poi, io mi sono concentrato nella programmazione sia di fondi europei che di quelli di coesione sociali e poi nel Recovery fund, portando delle istanze del nostro territorio.
Spero che presto, quando tutto sarà più chiaro, potremo ufficializzare i risultati. Quella sarà la più bella soddisfazione che io posso vantare. Tra l’altro ci sono anche progetti in fieri, a prescindere da questo, che sono abbastanza importanti. L’anno scorso, a dicembre, abbiamo iniziato il discorso del recupero della loggia del palazzo papale, ora, portato a termine e stiamo lavorando su temi significativi che, compatibilmente, con decisioni del governo dovremo presto mettere in risalto e rendere pubblici. A me piace prima farle le cose e poi dirle. In ultimo…”.
Cosa?
“Abbiamo dato risposte a problemi annosi come la cittadella amministrativa a Vetralla e la casa della salute di Orte che si va ad aggiungere a quelle di Soriano nel Cimino, Bagnoregio e Ronciglione con un salto di qualità da un’assistenza esclusivamente socio-sanitaria, che era la Rsa, a una struttura anche e soprattutto sanitaria”.
Il presidente Zingaretti è sempre al centro di ‘rumors politici’ che lo vedono una volta candidato a sindaco di Roma, un’altra vicino a una nuova squadra di governo. Qual è la verità?
“Sono il meno indicato a parlare di ciò, perché questo aspetto non mi appassiona molto, mi interessano più le cose fatte, da fare e i programmi da portare avanti. Di chiacchiere ne ho sentite tantissime, ho sentito tesi e controtesi. C’era il big bang delle elezioni regionali e mi pare che Zingaretti ne sia uscito in maniera piuttosto soddisfacente se non completamente. Ci sono poi tante altre ipotesi da portare avanti. Penso che, di questi tempi, le priorità che abbiamo davanti dovrebbero far cessare tutte queste congetture per concentrarci su ciò che dobbiamo fare, che è poi quello che faccio”.
Un augurio per il 2021?
“Troppo scontato, e cioè di ritornare presto a quella aborrita e deprecata normalità, perché solo con questo possono ripartire l’economia, i rapporti sociali, la convivenza – conclude Panunzi – che abbiamo conosciuto in passato”.
Paola Pierdomenico
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