![]() Alessandro Lupino |
Viterbo – Il lockdown che colpisce la testa ancora più del fisico. Ad Alessandro Lupino lo stop forzato della primavera 2020 ha fatto male più del Coronavirus stesso, che poi ha contratto durante l’autunno. “Dopo la sosta ero bloccato, non riuscivo a togliermi dalla testa i vecchi incidenti” racconta. Il pensiero fisso all’infortunio del 2019 in Russia, in cui il pilota di Viterbo aveva rischiato la paralisi.
Che voto dai al tuo 2020?
“Mi do un 7, perché nella prima parte di stagione non sono andato per niente bene, ma da fine agosto in poi mi sono ripreso e ho fatto diverse belle gare”.
In effetti la tua stagione è andata a due velocità: all’inizio malissimo, alla fine grandi risultati. Cosa ti è successo?
“In realtà prima del Covid stavo andando abbastanza bene. Poi c’è stata la sosta e quella lunga inattività ha messo in moto uno strano meccanismo nella mia mente: ho cominciato a riflettere su tante cose che mi erano capitate, soprattutto sull’incidente dell’anno scorso in Russia, in cui avevo rischiato la paralisi. E quando ho ricominciato a correre, ero bloccato psicologicamente dal ricordo di quell’infortunio, che evidentemente non ero mai riuscito a superare del tutto”.
Quindi, nonostante a novembre tu abbia anche contratto il Covid, si può dire che la pandemia ti ha colpito più psicologicamente che fisicamente…
“Sì, ho sofferto molto di più dal punto di vista mentale durante il lockdown che nei giorni in cui sono stato a casa positivo, visto che per fortuna ero asintomatico e mi sono negativizzato dopo pochi giorni. Il fatto è che nella mia carriera non ero mai stato senza moto per più di 15 giorni, tranne quando ero infortunato, e quel lungo stop mi aveva portato la testa in un’altra direzione”.
Cosa ti ha permesso di sbloccarti?
“A fine agosto, prima della gara di campionato italiano a Castiglione del Lago, ho sentito il bisogno di stare lontano dalla moto per alcuni giorni e riflettere su me stesso. Ero a un bivio: o cambiavo subito, o non cambiavo più. Sono andato a Castiglione e ho vinto tutte e due le manche. Da lì mi sono ritrovato e ho chiuso la stagione molto bene”.
Adesso la testa è sul 2021. Hai scelto di preparare la nuova stagione tornando a Viterbo, come mai?
“Innanzitutto per motivi logistici. Nella nostra zona ci sono molte ottime piste per allenarsi e in questo periodo così delicato ho deciso di spostarmi poco e sfruttare quello che avevo a disposizione sotto casa. Devo dire che è stato bello tornare alle origini e rivedere i posti dove ho mosso i primi passi. Resterò qui a Viterbo ancora un po’, poi mi sposterò in Sardegna per ultimare la preparazione”.
Hai portato il motocross viterbese a livelli a cui non era mai arrivato. Credi che la tua carriera sia stata un impulso per il questo sport nella Tuscia?
“In queste settimane passate a Viterbo ho visto molti più ragazzini sulle piste rispetto a quando avevo cominciato io. Alcuni di loro mi hanno detto che mi vedono come esempio e che sognano di fare la mia stessa strada. Questo mi ha fatto davvero tanto piacere. Però, come territorio, non credo che la Tuscia abbia fatto molto per me. Magari si è preferito seguire altri sport”.
Molti dei migliori giovani crossisti italiani stanno crescendo tra la provincia di Viterbo e la zona del litorale. Per esempio Mattia Guadagnini e Valerio Lata. Che ne pensi di loro e del fatto che il Lazio stia diventando un fulcro del motocross?
“Lata ha molto potenziale e se fa i passi giusti può diventare veramente un grande pilota, mentre Guadagnini è già la miglior promessa che abbiamo in Italia e quest’anno, che è arrivato nel team di Tony Cairoli, è nel posto giusto per raggiungere il top. Sul fatto che il Lazio stia crescendo bene, il motivo è che tra Viterbo e Roma ci sono diverse piste raggiungibili con un’ora di macchina, quindi da queste parti è facile avvicinarsi al motocross. E poi d’inverno ci si allena meglio, perché il clima è meno rigido che al nord”.
Alessandro Castellani
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