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Tribunale - Operazione "Easy to place" - In sette a processo, tra cui un 54enne di Gallese - In un piccola casa fatiscente risultavano residenti decine di immigrati

Boom di colf e operai stranieri assunti da clochard, per finta

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Operazione "Easy to place", la conferenza della Digos per illustrare i dettagli

Operazione “Easy to place”, la conferenza della Digos per illustrare i dettagli 

Operazione "Easy to place", i documenti sequestrati dalla Digos

Operazione “Easy to place”, i documenti sequestrati dalla Digos 

Operazione "Easy to place", i cellulari sequestrati dalla Digos

Operazione “Easy to place”, i cellulari sequestrati dalla Digos 

Viterbo – (sil.co.) – Un alloggio fittizio e un altrettanto fittizio contratto di lavoro. Non a caso la Digos chiamò l’operazione “Easy to place”, che in italiano vuole dire “facili da sistemare”.

Era il 27 novembre 2015 quando gli uomini dell’allora dirigente Monia Morelli smantellarono un’organizzazione dedita a lucrare su stranieri solo apparentemente regolari sul territorio italiano, facendo ottenere loro, col doppio trucco alloggio-lavoro, il permesso di soggiorno.

Ovviamente in cambio di soldi. Il costo si sarebbe aggirato attorno ai 1500 euro a straniero: 300 euro per l’alloggio, 700 euro per il contratto, più i contributi Inps a proprie spese.

Sette gli imputati a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, tre dei quali a suo tempo vennero arrestati.

Ne ha parlato diffusamente, durante l’udienza di ieri, uno degli investigatori della Digos che hanno indagato sulla vicenda. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesca Bufalini e Giuseppe Pierdomenico, sostituiti ieri dal collega Luigi Mancini. 


Traffico gestito tra Torpignattara e Gallese

In carcere finirono i due presunti capi del sodalizio, una coppia di pakistani cinquantenni, uno dei quali residente a Roma. Nella capitale avrebbero gestito il florido traffico di “clandestini” nel quartiere di Torpignattara, punto di riferimento degli immigrati pakistani. 

Ai domiciliari, invece, finì il “supervisore”, residente a Gallese: un insospettabile imprenditore del settore alimentare pakistano di 54 anni, specializzato in import-export, incensurato, che aveva da poco avviato l’istruttoria per la cittadinanza italiana.


Decine di finti residenti in una piccola casa fatiscente 

Il pakistano di Gallese, in particolare, avrebbe contribuito assumendo lui per primo fittiziamente come operai e magazzinieri gli stranieri, stipandoli a decine in una piccola casa fatiscente, dove il gran numero di residenti, che puntualmente non venivano trovati nell’appartamento ai controlli delle forze dell’ordine, ha insospettito gli investigatori, che hanno presto scoperto l’arcano. Abitavano lì solo sulla carta. 

Tra il 2009 e il 2015, a casa del 54enne di Gallese, con una fitta rete di contatti con connazionali in tutta Europa, sarebbero transitati almeno una cinquantina di clandestini, giunti o rimasti in Italia grazie a permessi di lavoro ottenuti presentando documenti falsi all’ufficio immigrazione della questura. 


Colf e badanti al servizio di datori di lavoro-clochard

“Una tunisina, cui è stato negato il permesso di soggiorno per lavoro, dopo quello non rinnovabile per fini umanitari, avendo pagato, è venuta in questura a dire che era stata truffata da un pakistano, raccontandoci tutto”, ha spiegato il sostituto commissario sentito come testimone. 

Nella maggior parte dei casi, gli immigrati arrivavano direttamente dal Pakistan o dall’India e venivano fatti risultare come dipendenti delle aziende degli arrestati. Le donne come badanti.

“Abbiamo scoperto che i datori di lavoro italiani, in particolare, erano spesso dei senza fissa dimora”, ha risposto il teste al pm massimiliano Siddi. Persone inconsapevoli insomma, clochard, cui sarebbe stata rubata l’identità. 


Erano gli anni dell’escalation del terrorismo internazionale

L’inchiesta risale al 2014, su input della Digos di Firenze che, nell’ambito del giro di vite in seguito all’escalation del terrorismo internazionale, aveva segnalato ai colleghi della Digos di Viterbo come residente nella Tuscia un pakistano fermato per alcune scritte anarchiche sul muro dell’università, in realtà solo transitato a casa di un connazionale.

C’era anche chi veniva dal Medioriente e arrivava in Italia attraverso il passaggio in paesi dell’area Schengen come la Bulgaria.

Una ragnatela di contatti tra Italia, Pakistan, Medioriente e anche paesi europei come Bulgaria e Francia per garantire l’ingresso. E poi, il bacino inesauribile degli immigrati già residenti in Italia, specialmente a Roma, con il permesso di soggiorno da rinnovare e con i quali gli arrestati riuscivano facilmente a prendere i contatti.


Articoli:Falsi contratti di lavoro per immigrati in cambio di soldi, in sei alla sbarra – Favorivano l’immigrazione clandestina, due arresti


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18 febbraio, 2021

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